BarNacka #1

Conversazione con John Lennon

1442875378111

Col presente articolo non si intende per nulla riportare una reale intervista. Lo scritto è frutto della fantasia dell’autore che desidera vestire i panni di un’artista che ha fatto la storia della musica e non solo, per questo motivo si prega di leggere l’articolo con un velo di ironia e fantasia. Si immagina che John Lennon sia ancora in vita e che ci conceda pochi minuti del suo tempo per conversare.

È lento e delicato lo scalpiccio di foglie che accompagna la camminata degli Yankee che si muovono intorno a noi.

È stata tua zia a crescerti e lei ti ripeteva sempre che la chitarra non rappresentava una fonte di guadagno sicura, lei voleva che tu diventassi un ingegnere, un dottore o comunque che tu avessi a fare una professione rispettabile. Dopo il tuo successo cosa le diresti o cosa le hai detto?

“Cosa vuoi che le abbia detto, mi voleva bene e si preoccupava per me, tutto qui, ma io non ho mai avuto amore per i numeri o per la chimica, a me piaceva l’arte, mi piaceva quello che si sentiva nell’aria a quei tempi e il modo che avevo per cacciare via dalla mia testa quella voglia di spaccare il mondo era scrivere poesie o ascoltare musica, non facevo altro che inseguire un sogno, questo mi rendeva felice e credo che essere felici sia la sola cosa che conta. Per quanto riguarda mia zia, lei mi ha cresciuto come una madre, le madri cercano sempre di non indirizzarti sul sentiero meno battuto affinché tu possa evitare di cadere, ma tutto sommato credo che sarebbe stata contenta qualsiasi strada io avessi scelto di intraprendere purché io fossi diventato il migliore in quello che avrei fatto, e in un certo senso credo di esserlo stato, almeno per un po’.”

John, secondo te cosa dovrebbe fare un artista quando si accorge che i tempi stanno cambiando?

“Magari questa è una domanda che sarebbe meglio fare a Dylan. Io ho semplicemente creduto che dire ciò che pensavo fosse la cosa giusta da fare. Ho cantato scandendo ogni sillaba impregnandola del valore di ciò in cui credevo”.

Su di te se ne sono dette tante. Addirittura questo Jon Wiener aprì un’inchiesta contro la FBI, che si riteneva avesse un cospicuo fascicolo su di te. Cosa ne sai di tutta questa storia?

“Dopo aver chiuso con i ragazzi, ho avuto il desiderio realizzarmi in qualcosa di più grande. I tempi, quelli sì che stavano cambiando. E in questo caso credevo davvero di dover essere parte del cambiamento. Evidentemente le marce, le proteste, la richiesta di un po’ di verità, ecco questo forse ha fatto irrigidire qualcuno ai vertici, la cosa non mi tocca”.

Schermata 2016-05-30 alle 17.21.18.png

Devi riconoscere che hai smosso le masse, in qualche modo. Avevi un particolare fine?

“Certo che avevo un fine. Credevo e tutt’ora sono convinto che al governo c’erano e ci sono dei pazzi che forse non si rendono conto di quello che fanno. Allora l’unica strada possibile da prendere quando ad esempio si combatte una guerra insulsa come quella che ritenevo essere quella del Vietnam, è la rivoluzione. Il cambiamento però stava proprio nel fatto che la mia, la nostra rivoluzione non ha richiesto necessariamente violenza. Ho sempre sostenuto che la pace si può raggiungere senza violenza, ne trarremo tutti vantaggio. Inoltre il mio fine era risvegliare nelle persone la coscienza del loro potere. La gente ha la possibilità di cambiare il mondo ogni giorno e nemmeno se ne accorge, io con Yoko volevo smuovere la loro atarassia e risvegliare in essi questo sentimento di iniziativa”.

Questo è semplicemente poetico John, ma io sono molto scettico, dammene il senso pratico, te ne prego.

“Buon Dio, le persone sono il governo! Le persone scelgono chi mandare al potere, non stanno ferme ad osservare il pungo rigido del governo abbattersi su di

loro. Ora capisco che il sistema sia ferroso ed eccessivamente complesso alle volte, allora le persone devono capire che è possibile cambiarsi e cambiare ciò che gli sta attorno giorno per giorno, con piccoli passi”.

Cambiarsi John, un po’ come trasformarsi. Tu hai vissuto una profonda trasformazione?

“Si, con i Beatles avevamo fama, successo, danaro ma ad un certo punto mi è mancata la gioia di salire sul palcoscenico, di farmi abbagliare dalle luci di scena. Non voglio paragonare i Beatles ad un giocattolo che non piace più, dico semplicemente che non provavo più gioia a portare avanti quel progetto, sentivo di potermi realizzare in qualcosa di più grande, elevare la vera essenza del mio essere. Credo comunque che se conoscessi bene la mia musica sapresti già la risposta alla domanda che mi hai posto. Ero il tricheco ma ora sono John”.

È da poco incominciato l’autunno e le prime foglie si adagiano sui sentieri del parco.

Schermata 2016-05-30 alle 17.21.07.png

0 commenti su “Conversazione con John Lennon

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...