BarNacka #1

It’s just the beginning

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Una volta aperta questa rivista, la prima domanda che vi sarete posti è: “Ma questi chi diavolo sono?

Calma, non è ancora il momento. Prima vi devo parlare di una cosa. Perché quando hai vent’anni ti scatta qualcosa dentro. Una molla irreversibile, un sentimento debordante. È un uragano che ti investe, una voce che ti convince a vedere, conoscere, capire. Innamorarsi ad ogni passo, ascoltare storie nuove ad ogni incontro, catalizzare l’attenzione con la propria sfrenata passione. La novità, a vent’anni, non fa paura. Si sente il bisogno di lasciare il porto sicuro e provare a lasciare una traccia del proprio passaggio. Quindi vale tutto: scappare dal lavoro, accantonare per una dozzina d’ore alla settimana l’università, inventare qualche ciancicata scusa con la fidanzata pur di esserci. Esserci e far parte di qualcosa di grande, a osservare un sogno diventare realtà. Bar Nacka nasce così, dal desiderio di nove ragazzi di raccontare la propria storia, di condividere con quante più persone possibile la visione del mondo, l’ansia e le insicurezze, il bisogno di esplodere che un ragazzo di vent’anni si porta dentro.

Ecco, ora forse ci siamo.

Il nostro progetto nasce una notte di fine duemila e quindici, quando chiedo al mio amico Claudio di costruire qualcosa di nostro. Vogliamo creare una realtà in grado di dare il giusto peso ad ognuno dei suoi componenti, messi nelle condizioni di affermare le proprie verità e di confutarle, confrontandosi con gli altri ragazzi del gruppo. L’idea è quella di crescere insieme, lavorare in gruppo, aumentare la consapevolezza dei nostri mezzi. Lo scopo è quello di fornire un prodotto finito in grado di raccontare noi stessi e quello che facciamo. Amiamo scrivere, personalmente è l’unica cosa che credo di saper fare al massimo. Parola dopo parola, come se ne dipendesse della mia stessa vita. Come figura simbolo della nostra idea, assumiamo uno dei personaggi più controversi che hanno calcato i campi da calcio milanesi. Un eroe romantico e maledetto che si è perso in se stesso una notte di luglio, senza riuscire a ritrovarsi. Una leggenda dimenticata dal tempo. Il suo nome è Lennart Skoglund: in arte, appunto, Nacka. Ho incontrato la sua storia molto tempo fa, quando ancora ragazzino ero malato di calcio e adesso che ho la possibilità di porre la prima pietra per qualcosa di mio, ho la speranza quasi bambinesca di farlo rivivere attraverso i nostri sogni e le nostre idee. Di Campioni ne è pieno il Mondo, le storie da raccontare risiedono in ogni club, basta avere la pazienza di cercarle, ma quando se ne accarezza una con la propria mano si rimane affascinati, irrimediabilmente attratti da un’epoca che non c’è più e dall’estroverso personaggio di cui si ha quasi il bisogno fisico di raccontare la vita, i sogni, i segreti. Perché la storia non la si scrive solo sui manuali; è anche frutto dell’esperienza genuina che si vive giorno dopo giorno assaporando i gusti e i costumi delle persone, o ascoltando i racconti di chi è più anziano e decide di condividere i ricordi di un’epoca lontana ma di cui il presente rimarca le radici e sopravvive alle incessabili scorribande del tempo grazie al flusso continuo di parole e sensazioni che si alternano di bocca in bocca

Sì, adesso siete pronti. Avventuratevi con noi.

Siamo zero, in questo momento. Il nostro vorticare di idee è incessante, senza tempo. Ci svegliamo nel cuore della notte, lavoriamo di prima mattina. In ogni momento, Nacka c’è. La macchina è partita, i piloti sono una ciurma sgangherata, folle, navigano a vista persi in un oceano immenso. Noi ce la stiamo mettendo tutta perché il primo grande avversario sono i nostri limiti, le nostre paure. Non abbiamo in programma di diventare super uomini e annul- larle, ma abbiamo il desiderio di continuare a correre a mille all’ora. Del resto, se non ci fossero stati sentimenti come la rabbia o desideri d’ambizione e d’assoluto, Nacka non sarebbe nemmeno partito.

Vi chiediamo semplicemente di avere fiducia e di non smettere mai di voltare la prossima pagina.

Marco Lo Prato

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