BarNacka #1

La storia del Gabbiano

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La Fine

È entrata la palla?
È sempre stato il suo unico pensiero e lo è anche questa volta, nonostante il rumore assordante che gli è appena salito lungo la gamba fino alla testa. Qualcosa non va ma ci penserà dopo, adesso sta ancora seguendo con lo sguardo la traiettoria del pallone.
Cazzo, ho sbagliato! Ma cos’era quel rumore?
Mentre abbassa la testa per constatare l’entità del danno preannunciato dal frastuono appena svanito, viene colpito con la forza di un pugile da un dolore stordente, seguito a ruota dalla visione della propria gamba contorta in una posizione innaturale. Le urla sono agghiaccianti, è come se la sua anima cercasse di fuggire da un corpo con il quale non intende condividere una tale sofferenza. Niente da fare. È proprio lui, Shaun Livingston, ad essere riverso a terra con un ginocchio che gli sembra essere avvolto dalle fiamme. Non c’è via di scampo, non ci si può alienare da quel corpo menomato, urlare è inutile.
Il dottore si precipita immediatamente sul luogo e rimette in asse la gamba per limitare danni e dolore, così Shaun può prendere fiato e farsi sistemare sulla barella. Ha lo sguardo perso nel vuoto, un po’ perché le fitte al ginocchio non gli permettono di essere del tutto lucido, un po’ perché non sa bene come dovrebbe sentirsi e comportarsi in quel momento. Infine, decide di scrutare il campo con aria desolata e cominciare a chiedersi quando potrà tornare a calpestarlo. Dovrebbe aver ben chiaro, così come lo hanno capito tutti i presenti, che quella è la domanda sbagliata da porsi; la domanda giusta prevede un “se” al posto del “quando”. Così, mentre viene spinto verso la stanza dove verrà sottoposto alla risonanza magnetica, effettua una sommaria diagnosi dell’infortunio per avere un’idea dei tempi di recupero.
È solo una brutta distorsione, entro un mese sono di nuovo in campo!

Eppure ha visto come era ruotata la parte inferiore della sua gamba; non solo l’ha vista, l’ha sentita. L’ha sentita scivolare fuori dalla propria sede trascinando con se tutti i tessuti che hanno cercato di trattenerla al suo posto. Come può pensare una cosa simile? Nel frattempo la risonanza magnetica ha confermato la diagnosi iniziale del dottore, che, a grandi linee, è questa: nel ginocchio non c’è niente che non sia da riparare. Shaun viene ricoverato d’urgenza, ma continua a non cogliere la gravità del danno finché un’infermiera non gli comunica che potrebbe uscire dalla sala operatoria con una gamba in meno. Rischia l’amputazione dell’arto. Se il flusso di sangue alla parte inferiore della gamba è interrotto e le strutture sono oltremodo compromesse, questa è l’unica via percorribile. Adesso non deve più fingere di aver paura di non poter mai più giocare, ce l’ha davvero, è sconvolto. Entra in sala operatoria tormentato dai dubbi sul suo futuro, prima che gli anestetici facciano il loro dovere e tutto diventi nebuloso.

Abbiamo vinto? Com’è finita?
Il primo pensiero vagamente lucido è questo.
La gamba! C’è ancora?
Si, la gamba era ancora al suo posto.

Il Sogno

E’ notte fonda. La notte è il momento peggiore, e Shawn lo imparerà presto. Morfeo sciopera perennemente, il tempo sembra non scorrere mai. La gamba è attanagliata da un dolore insopportabile: muscoli, tendini, legamenti, ossa, tutto fa male. Non resta che accettare la pena e sperare che sorga presto il sole, magari dopo essere riusciti a dormire almeno un paio d’ore qua e là. Ed è proprio in quelle poche ore che Shawn è libero di giocare. Leggende del basket si mescolano ad amici d’infanzia e compagni di squadra, in un’ improbabile partita senza punteggi. Quello che fino a poche ore prima era il suo lavoro, la normalità, ora è solo un sogno, distante, confuso, poco dettagliato. Ogni mattina, al risveglio, l’unica ragione per cui si trascina giù dal letto, imbraccia le stampelle e patisce le pene dell’inferno ad ogni movimento è una soltanto; non essere famoso grazie al basket, né arricchirsi, né diventare il più forte. Solo poter giocare come fa di notte: una palla, due canestri, altri giocatori. Questo è il sogno di Shaun Livingston.

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Epilogo

Dopo varie peripezie, Livingston si è stabilito ai Golden State Warriors, dove è un componente importante della panchina. Non solo ha trovato una squadra, l’ha anche aiutata a vincere il campionato NBA 2014/2015!

“Ho sopportato il sudore e il dolore Non per raccogliere una sfida
Ma per rispondere al tuo richiamo.

Ho fatto tutto questo per te
Perché è ciò che si fa
Quando qualcuno ti fa sentire
Vivo come mi hai fatto sentire Tu.”

Kobe Bryant, Dear Basketball

Cosimo Sarti 

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