BarNacka #2

Nella Bolla

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Non nevica spesso a Milano e nel periodo in cui si svolge questa storia l’inverno ha già salutato la Madunina. Eppure sotto i portici del Duomo, sembra di stare dentro una palla di vetro con la neve. Verso le 19.00 di sera poi, si può assistere anche allo shaking della palla – in questo caso i portici – che al posto dei fiocchi si agitano di persone.

Da dentro il vetro, le buste dei passanti scricchiolano così forte che coprono i miei pensieri. Non sono (ancora) sbronzo, ma ogni cosa, all’interno di questo rettangolo di colonne, abbraccia un angolo di campo non minore di 180°, come se un obiettivo fotografico stesse riprendendo tutto quello che vedo in fish-eye.

Non è un mondo miniaturizzato, quello che sotto questa bolla di vetro mi fa vedere gente che distende i nervi facendo shopping compulsivo. Solo una bancarella appare nitida. L’unico elemento non allungato o deformato che si presenta nel mio campo visivo.

La gestisce un signore, fermo come una statua. È una via di mezzo tra Marx e Babbo Natale, ha i capelli lunghi e un sorriso da boscaiolo che ha appena finito di tagliare il suo millesimo ceppo, ma non vuole tradire eccesivo entusiasmo. Se non avesse sbattuto gli occhi, per me sarebbe stato un manchino. Sarebbe stato da corredo alla bancarella.

Invece parla, poco e con il tono pacato ma deciso che avrebbe veramente il figlio ottenuto per step child adoption da Marx e Babbo Natale. Mentre sfoglio i suoi libri ricordo di averlo già visto da qualche parte.

Alle Iene, è il papa del ragazzino che ha scritto la lettera facendo vedere il suo appartamento minuscolo e la sua famiglia numerosa. Ho in canna il classico commento del: “Hey ti ho vis…” ma me lo risparmio. Compro un suo libro di racconti, lo ringrazio e me ne vado.

Rientro in mezzo alle carte che fanno l’auto-scontri. Un venditore di rose vuole rifilarmi uno dei suoi articoli, non è che abbia tanta voglia di calcolarlo, lui si arrabbia perché non rispondo subito, va di fretta, come tutti i milanesi in questo vortice. Come faceva lo scrittore a starne fuori pur essendoci dentro?

La seconda volta che passo da quella bancarella, il signore si è volatilizzato. Da sotto la cupola di vetro il brulicare è invece sempre presente.

Volevo fargli quella domanda: “Come fai a starne fuori?”. Volevo dirgli che puntare sui sentimenti sinceri dell’amicizia e dell’amore, come spiega uno dei personaggi dei suoi racconti, non ti rende superpazzo, ma supersensibile.

Superpazzi è proprio il titolo della sua raccolta e il protagonista di questo racconto è un ragazzo che vive voracemente tra lo stadio di San Siro, il lavoro e la sua ragazza. Un excursus iniziale, fa capire che si tratta di un racconto in parte autobiografico.

Alla fine del racconto mi scordo il nome dell’autore, forse perché è abbastanza lungo: Giuseppe D’Ambrosio Angelillo. Scrive crudo, grezzo, ma con un mucchio di citazioni a filosofi e a impianti narrativi familiari. Le parolacce servono per tratteggiare una Milano molto casereccia, frenetica, squallida. A me viene in mente il Kitsch della pubblicità dei pennelli Cinghiali, quella in cui un imbianchino sta trasportando un enorme pennello dietro la sua bici, un vigile lo ferma per avvisarlo che con quell’arnese ostacola il traffico e lui si giustifica dicendo: “Devo dipingere una parete grande, ci vuole il pennello grande”.

Ma il vigile ha la soluzione, nonché lo slogan che è entrato nella storia degli spot italiani: “Non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello: CINGHIALE”. Percepisco esattamente la stessa atmosfera grossolana, un folklore che vuole esibirsi come un clown, ma che sottotraccia nasconde una ricerca raffinata delle parole.

Anche il protagonista è un imbianchino, dopo una sconfitta del Milan si ritira nelle campagne di Luino con la sua tipa da stadio. Dal casolare abbandonato in cui si sistemano, guardano le stelle, bevono vino rosso e fanno tanto sesso. C’è un forte contrasto con il panorama furioso e caotico di prima dello stadio, ti senti come sotto la doccia dopo che accidentalmente sei finito in una pozza di fango. Una doccia che risana l’umore.

Vorrei fare così tante domande in questo momento al mio nuovo amico scrittore. Anche se non lo conosco, anche se realmente non è mio amico. Anche se non so più se sia l’autore o il personaggio delle sue storie. Pur essendoci dentro, lo scrittore stava fuori da quel vortice, perché aveva capito come sparire.

Pietro Caddeo 

barnackaprova-13

NBA Geek, lettore all-around. Bazzico nei playgroung milanesi e un giorno possederò un'amaca dove distendere me e i miei nervi.

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