BarNacka #3

Hai avuto paura?

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Daniel ha vent’anni, una penna e un sogno: diventare il più grande scrittore del mondo. Abita in una città dove i sogni muoiono, dove i poteri forti insorgono, dove – se non sei nessuno – nessuno rimani.

Dove la verità non viene raccontata per paura, per disperazione: qui ti opprimono. Le tue idee, la tua storia: non c’é spazio per la poesia, per l’arte.

– Daniel.

– Dica.

– Sogni ancora di diventare scrittore?

– Sempre.

– Levatelo dalla testa.

– Perché? Voglio scrivere la verità.

– Nessuno vuole leggerla, la verità. Non te la chiederanno mai. Fra i vecchi ingloriosi e le giovani teste calde, nessuno ti incoraggerà qui. Sei solo contro il mondo. Solo.

– Come va il lavoro Daniel?

– Uno schifo. Ma ho avuto modo di osservare tanto, mentre mi mandavano a seguire le piccole beghe della città. Ho notato le incongruenze del sistema, la rassegnazione della gente. Non può essere tutto qui.

– E cos’hai scritto?

– Vedrai.
Vedrai. Una promessa per il futuro. Una nuova speranza. Un messaggio per domani. Una luce nel buio.
Dei giovani parlano..

– Dobbiamo fare qualcosa, ci vuole tutta la rabbia del mondo.

– Non c’è

– Cosa vuol dire, non c’è?

– La gente è impaurita, non incazzata.

– Come impaurita? Non possono fermarci se siamo in milioni.

– La gente non è unita. Si sentono tutti soli.

– Merda, ma allora è la fine…

– È quello che ti vogliono fare credere, stanno influenzando perfino noi.

– …

– Comincio ad aver paura anch’io.

Daniel lavora per il giornale locale, e deve denunciare, e lo farà tramite l’arte del saper raccontare, uno scandalo riguardante tangenti sugli appalti della città stessa, coinvolto un ricco petroliere, abituato ad usare qualsiasi mezzo per la riuscita dei suoi scopi.

– Hai scritto il pezzo?

– Eccolo qua.

– Quell’espressione compiaciuta?

– Ne vado orgoglioso.

– Pensi piacerà?

– Tranne al nostro amico milionario.

– Cosa hai scritto?

– Tutto, lo inchioderò. E’ giusto che venga smascherato.

– Stai attento. Potrebbe essere lui ad inchiodare te.

Poi il mattino dopo, vengono distribuiti i giornali, e le prime teste che spuntano dalle finestre spalancano la bocca ed esalano uno lungo respiro, quello che hanno appena letto rimarrà impresso nella storia della città. Tutti coinvolti, Sindaco, imprenditori, tutti i pezzi grossi della città hanno a che fare con questa storia. E tutti sapevano che per Daniel era solo questione di tempo, prima di scomparire nel nulla.

– É una follia.

– Non posso pubblicare queste cose.

– Sono pazzi.

– Non ci posso credere.

– Siamo rimasti tutto questo tempo sotto questi farabutti… era ora che qualcuno ne parlasse.

La gente si stava scuotendo, era incazzata. Eppure leggevano cose di cui già erano a conoscenza, ma ora che qualcuno ha rotto il muro dell’omertà è come se si sentissero più tranquilli, a parlarne. C’è stato chi ha fatto il primo passo per tutti loro.

La notizia la stava divulgando il giornale. Ora sapevano tutti. La verità é una macchia che una volta rilasciata, macchia piú dell’inchiostro.

– Daniel, sei stato un folle.

– Ora tutti sanno tutto, e sono contento così.

– Ora sei nei guai.

– Come mai?

– Perché ora se la prenderanno non solo con il giornale, ma con te.

– Che si facciano avanti. Vietato aver paura.

Nel frattempo, chi doveva fargliela pagare stava già scappando, prendeva tutte le sue cose per poi andarsene all’aeroporto. In quell’articolo c’erano prove che incastravano tutti. E allora meglio andarsene.

– Sei riuscito ad incastrarli.

– Tutti, uno ad uno.

– E adesso che farai?

– Andró a scrivere per la grande città: mi hanno offerto un posto di lavoro.

– Allora andrai lá, dunque.

– Sí, la verità deve scorrere dappertutto, e ora che il fiume é in piena, devo approffitarne.

– Stai attento, poiché ti cercheranno ovunque.

– Ho avuto paura?

Mentre Daniel esce ripensa a come tutto è iniziato: un sogno e una penna hanno travolto l’impero. Ora si tratta semplicemente di ricominciare un’altra volta a sperare. L’aria è un pizzico più pulita.

La verità ha travolto la malavita come un’onda, serviva solo che qualcuno la facesse uscire.

E dei giovani parlano..

– Ho sognato il futuro.

– Com’era?

– C’eravamo tutti.

– Com’era? Eravamo ancora tutti uniti?

– Non lo so, ma c’eravamo tutti.

– Ognuno aveva trovato la sua strada.

– E il passato? Cioè, del nostro presente, cosa hai visto?

– Non ne parlava nessuno. C’è lo siamo dimenticati.

– Avevamo ben altro a cui pensare.

– Io non so se ci riuscirò.

– Un giorno capirai che non avrai altra scelta. Come farò io, come faranno tutti.

– …

– Il passare del tempo è la magia più potente dell’universo.

– Spero di trarne beneficio il prima possibile.

– Non puoi saltare subito al traguardo, non siamo più bambini.

– Non ricordo neanche cosa voglia dire esserlo.

– Allora stai andando bene.

– Cioè?

– Lascia perdere… vai avanti così.

– Tu ti ricordi ancora?

– Ho altro a cui pensare.

– Stai andando bene anche tu.

– Lo so.

– Mi vengono sempre i brividi a parlare di queste cose.

– Andiamo adesso… abbiamo ancora il presente da affrontare.

– Non vedo l’ora di avere l’occasione di cambiarlo.

– Non ne vedo l’ora anch’io.

E mentre Daniel entrava in macchina, nella sua valigetta ruggivano tante altre pagine pronte per essere scritte. Il futuro ammiccava. Gli avevano detto di stare zitto, e invece…

Racconta la verità, e ne verrai ripagato sempre.

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David Fernando Penna

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