BarNacka #4

Il senso dell’Europa #4

Euro

Mi dispiace mamma,

perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.

Mi dispiace mamma,

perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.

Non ti rattristare se non trovano il mio corpo,

cosa potrà mai offrirti, se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,

perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.

Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri…

Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti…

A proposito… i miei denti sono diventati verdi per le alghe. Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,

perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:

una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film…

una casa povera, ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali, dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti…

Mi dispiace fratello mio,

perchè non posso mandarti i cinquanta euro che avevo promesso di inviarti ogni mese

per farti divertire un po’ prima della laurea…

Mi dispiace sorella mia,

perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche…

Mi dispiace casa mia,

perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.

Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,

perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.

E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi, perchè io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,

perché ci hai accolto senza visto né passaporto.

Vi ringrazio pesci,

che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.

Ringrazio i mezzi di comunicazione,

che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.

Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.

Mi dispiace se sono affondato in mare.

Questa è una poesia scritta da un profugo siriano di cui non si conosce l’identità che circola in internet da qualche tempo. La riflessione del quarto numero di BarNacka parte da qui, dalle atrocità a cui milioni di persone sono costrette a cause di guerre, dittature e conflitti interni. Viaggi infiniti, pericolosi, attraverso mille intemperie. Questa è la situazione in molti paesi, fra l’Africa e il Medio Oriente. Ma non solo.

In tutto questo l’Europa. La Terra Promessa per queste persone, che scappano dai loro paesi alla ricerca di una vita migliore. Una terra che però sta affogando nelle sue incongruenze, evidenziate in tutto e per tutto dalla gestione della questione migranti, tanto da spingere Medici Senza Frontiere a rifiutare gli aiuti economici dell’UE per i comportamenti avuti dall’Unione riguardo lo smistamento e il trattamento dei profughi che vogliono semplicemente l’opportunità di una vita libera, semplice.


Ma non solo. Perché a tener banco in Europa, questo mese, è stata anche la Brexit: è innegabile dire che il referendum ha colto di sorpresa moltissimi, con l’esito finale che ha optato per il Leave. Ma la Gran Bretagna uscirà davvero dall’UE? Non è così immediato, per quanto i soliti sciacalli mediatici sono già pronti a brindare ad una rinnovata Libertà (???) e ad un senso patriottico che declinato in termini di beceri populismo fa letteralmente rabbrividire. Siamo arrivati al punto che per fare politica c’è bisogno di distorcere l’informazione, millantare dati e notizie, indirizzare l’opinione parlando alla pancia delle persone, scontente dopo anni di crisi che ha reso i ricchi ancora più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma perché arrendersi proprio ora e rinchiudersi nel proprio guscio, invece che provare a sfruttare i vantaggi dell’Unione, troppo spesso dimenticati?

No, la gente vuole uscire dall’Unione Europea. Poco dopo la Brexit, si è parlato di Referendum pure in Francia, Olanda e in Italia. Eppure i giovani, in Gran Bretagna, hanno detto che sì, in Europa ci vogliono rimanere. Questo vorrà pur dire qualcosa?

L’Unione Europea non è finita. Ha sbagliato tanto, tantissimo negli ultimi tempi. Si sono evidenziate tutte le criticità di un sistema pieno di falle, che deve far coesistere i bisogni di 28 (27?) paesi. Ma non basta questo per arrendersi alla volontà dell’entità popolare, troppo malleabile e in preda a raptus che hanno origine nel loro stomaco e si manifestano con la paura, la repressione, l’odio.

L’Unione Europea è la nostra casa. Va migliorata, modellata su misura di ogni esigenza, c’è bisogno di smettere di pensare individualmente e passare ad una fase corale, di gruppo. E’ una manovra farraginosa, soprattutto in questo momento in cui nel mondo spuntano minacce ogni giorno, ogni ora. Ma rinchiudersi nel proprio guscio non risolve i problemi. Li nasconde sotto il tappeto, ma l’assenza di confronto, l’autarchia, il bisogno di sentirsi sicuri rifiutando il diverso, non sono la soluzione.

C’è bisogno di coraggio, lungimiranza, di credere in qualcosa di più grandi del proprio porto sicuro.

Stiamo assistendo alla Storia che si compie davanti a noi. Non voltiamoci dall’altra parte: facciamo in modo che si incanali verso i giusti binari.

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