BarNacka #5

Climb Over

berlino

“È come essere prigionieri della stessa aria, sentirsi privati della più banale delle libertà; è come una serie di spari che ti scavano un perimetro dal quale non puoi uscire”

Sin da bambini ci hanno insegnato che due rette parallele “non si incontrano mai”, per rendere l’idea dell’impossibilità dell’intersezione, ma nessuno ci ha detto mai che talvolta due rette parallele dividono, squarciano, uccidono. Erano poche decine di metri che correvano fra quei due muri di cemento armato che separavano Berlino, eppure in quei pochi metri sono morte centinaia di persone che in un gesto disperato, di ribellione o talvolta solo di pura incoscienza hanno cercato di passare il muro. La chiamavano la striscia della morte, quello spazio nel quale a sangue freddo veniva ammazzata qualunque forma di libertà, chiunque decidesse di scoprire cosa ci fosse al di la di quelle barriere. Una sorta di linea franca nel mezzo della quale la morte regnava incontrastata e si uccideva qualunque cosa respirasse. Vederla era proibito, significava non vedere più nulla dopo. I soldati piazzati da una parte e dall’altra avevano il compito, l’ordine, di sparare, sempre e comunque; donne, bambini, poveracci di qualunque genere. Chi cercasse di “invadere” l’altra metà di quel mondo doveva essere fermato a qualunque costo.

Il Mauer venne costruito il 13 agosto del 1961 per volere della Germania dell’est, lasciando per ventotto lunghissimi anni Berlino est in una sorta di bolla, dalla quale l’evasione si pagava con la morte. Aveva il compito di separare due realtà tanto vicine a livello geografica, quanto lontane in fatto di ideologia politica. A quella striscia non scappava nessuno. Pochi, pochissimi metri, eppure così lunghi da percorrere prima di sentire quello sparo sordo che tutto faceva tacere. Nessuno o quasi… Qualcuno quelle due parallele è riuscito ad oltrepassarle, lasciando alle spalle storie meravigliose e affascinanti, talvolta misteriose, che non possono non essere raccontate. Si tratta di uomini comuni, eroi silenziosi che per inseguire la vita hanno rischiato di perderla. Luigi Spina, un italiano, è stato lui a provare per primo la “grande fuga”; si trattava di uno studente italiano all’università di Berlino. Negli anni ’60 si trovava nella capitale tedesca quando il muro venne eretto. Quasi a sfidare quella stupida restrizione, quell’insensata divisione, Spina decise passare dall’altra parte e di creare una via sicura per chiunque avesse necessità di passare dall’altra parte di Berlino. Dopo qualche mese dalla costruzione del muro, Domenico Sesta, amico e compagno di studi di Luigi Spina progettò un vero e proprio tunnel che passasse al di sotto del grande muro e finisse per passare inosservato agli occhi dei soldati tedeschi. Tutto cominciò quando i due riuscirono ad entrare in possesso dei dati catastali. Conobbero poi il proprietario di una piccola cantina che sarebbe stata, secondo i due Italiani, perfetta come punto d’inizio del loro passaggio. I due giovani dissero che quella cantina avrebbe fatto al caso loro per la costruzione di un locale dedicato alla musica jazz, ma questi non credette nemmeno per un secondo alla loro storia e, una volta fattosi rivelare la verità, non esitò nemmeno un secondo e decise di unirsi ai due per la realizzazione di una galleria lunga all’incirca 130 metri o poco più. Da chi fu finanziato il tutto? Dalla NBC, emittente Americana che accettò di finanziare il folle progetto a patto che i due Italiani lasciassero entrare le telecamere durante le perlustrazioni e soprattutto in cambio delle immagini in esclusiva della prima camminata nel tunnel sotterraneo che avrebbe portato alla libertà. A maggio del 1962 i lavori incominciarono; a lavorare circa cinquanta persone, tutti volontari che credevano nell’importanza pratica e ideologica del progetto, persone che avevano compreso l’importanza di quel gesto e quanto quella galleria potesse essere utile allo scambio libero da una parte all’altra della barriera. C’era addirittura chi di quel tunnel avrebbe usufruito e quindi picconava al doppio dei giri, deciso più che mai a raggiungere l’altro lato. Non mancarono certo gli inconvenienti. Quello più duro con cui Spina dovette fare i conti fu senza dubbio la carenza d’aria all’intero della galleria, che costrinse ad una modifica del progetto, allargando il retro del foro nel sottosuolo. Numerosi furono anche gli allagamenti con i quali si dovettero fare i conti, per non parlare della stanchezza dovuta ai lavori senza sosta e alla continua tensione per la paura di essere scoperti. Il 14 settembre dello stesso anno gli studenti sentono cedere la terra alle spalle della vanga dall’altro lato uno scantinato di Berlino Est. La meta era raggiunta e nell’aria fredda e umida di quel sottosuolo Berlinese, per la prima volta dopo tanti mesi, si respirava la libertà. Distrutti ma soddisfatti, sono stati proprio due italiani ad aver ideato il primo vero e proprio scavalcamento del Muro di Berlino, deridendo così l’assurdità di un progetto senza capo né coda, che per trenta anni si è limitato a distruggere e separare un popolo. Quando la STASI scoprì il tunnel ormai era tardi, trenta persone erano già dall’altra parte e fermarle era impossibile. Li chiamano eroi, miti, leggende. Sono questi quelli veri, che nell’ombra e nel silenzio lottano per costruire la propria leggenda, perché credono in qualcosa e a suon di martellate e palle di fango fanno di tutto per sfidare e valicare i “muri”.

Giuseppe Nasta

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Info BarNacka

La redazione di BarNacka è composta da chi è sempre a caccia di storie da raccontare. Come chi millanta d'essere artista, sogniamo tanto e scriviamo molto. Alla prova della verità, fino al momento, l'abbiamo sempre scampata.

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