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Il mito della Divinità

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Il Sole splende su Tell-El-Amarna, nome moderno dell’antica città di Akhetaton (orizzonte del dio Aton), luogo del sorgere del sole. La divinità solare è sempre stata cardine fondamentale della religione egizia. Amon, la divinità solare tebana, giunse al culmine della sua importanza con la XVIII dinastia. Protettore della regalità riversava un enorme potere nelle mani del tempio a lui dedicato, situato a Karnak e ovviamente, alla casta sacerdotale che godeva di ampi privilegi. Tutto questo potere fece diventare la casta uno stato nello stato,rilevante al punto tale da potersi permettere di influenzare le scelte sulla successione al trono.

Gia con Amenofi III si stava giungendo al punto di rottura tra la famiglia reale e la casta sacerdotale, soprattutto per la distribuzione del potere, evidentemente troppo sbilanciato verso l’istituzione spirituale. L’ascesa al trono del figlio, Amenofi IV, nel 1350 a.C,  sconvolgerà una cultura millenaria, mettendo in  atto la famosa rivoluzione amarniana.

La svolta del faraone consisteva nel passare da una religione politeista ad un culto monoteista verso la divinità solare Aton-Ra, unico vero dio e creatore del mondo. Questa scelta anticonformista e decisamente controcorrente denota una personalità forte, decisa a ristabilire la centralità del potere. I sacerdoti, portavoce degli dei, si trovarono improvvisamente privi di potere. Poiché Amenofi, poi chiamato Akhenaton, si dichiarò unico e solo tramite della divinità. Nonostante la certezza che Akhenaton fosse  guidato e motivato da un profondo misticismo, è evidente lo scopo politico della sua rivoluzione contro il clero.

Non solo fece sparire il culto precedente, chiudendo i templi e disperdendo i sacerdoti, ma abbandonò Tebe e fondò una nuova capitale, Akhetaton. La nuova concezione religiosa ebbe ripercussioni anche in campo artistico. La nuova divinità non viene riprodotta in modo antropomorfo, ma con un disco solare che per raggi ha delle lunghe braccia,  canone certamente dettato dal faraone in persona. Anche la costruzione dei templi cambia, poiché Aton-Ra prevede la celebrazione dei riti in spazi aperti. Il grande tempio di Aton è il principale tempio dedicato al culto del nuovo dio. Era all’aperto senza la copertura di un tetto, cosi che i fedeli potessero direttamente adorare il Sole, motivo anche per il quale nel tempio ci sono pochissime immagini della divinità. Non ha bisogno di rappresentazione. Poiché la manifestazione della divinità, se non la divinità stessa, è il Sole, una sua rappresentazione non sarebbe mai fedele alla realtà. Più logica e razionale risulta la scelta di venerare e ammirare il Sole stesso, piuttosto che una sua immagine.

Anche le rappresentazioni del faraone e della famiglia reale cambiarono, non solo per la fisicità ma anche per le scene in cui venivano immortalati per sempre. Il faraone veniva rappresentato con fianchi larghi, femminili. Gli studi condotti sulla sua mummia in realtà rivelano una fisicità esile, quindi la scelta di farsi rappresentare in questo modo deriva dal fatto che il faraone era duplice manifestazione maschile-femminile, cioè madre e padre della terra. Si notano anche altre caratteristiche comuni a tutti i membri della famiglia reale, occhi a mandorla e teste allungate ad esempio. Questi connotati seguono il canone di bellezza del faraone, persona più vicina a Dio. Da un giorno all’altro lo stile passava da formale a naturalistico. Ancora più sorprendente è il modo in cui veniva ritratta la famiglia reale, in atteggiamenti di intimità familiare. Simbolico è il bassorilievo proveniente dalla capitale, Akhenaton è rappresentato in atteggiamento affettuoso nei confronti della figlia. Anche la moglie Nefertiti, di cui è famosissimo il busto dipinto, è scolpita con in grembo una figlia. La scena è sorvegliata e protetta da Aton-Ram che con i suoi raggi accarezza e benedice la famiglia reale. 

Purtroppo l’arte amarniana morirà con il suo fondatore. sul trono c’è un bambino di nove anni: Tutankhaton (“l’immagine vivente dell’Aton”) figlio del faraone eretico. Nei primi due anni di regno, il sovrano e la sua sposa Ankhesenpaaton, sua sorella o, molto probabilmente, sorellastra. Lasciano Tell-El- Amarna e tornano a Tebe, dove riaprono i templi, ai quali restituiscono gloria e ricchezza. I reali consorti cambiano nome e diventano Tutankhamon e Ankhesenamon, ripudiano l’eresia di Akhenaton e rinnovano la propria fedeltà al culto di Amon.

La prematura morte del giovane faraone, che al regno d’Egitto non lascia eredi, diventa pretesto per cancellare le sue tracce e quelle della sua famiglia. Come se fossero una tara della dinastia e della storia dei faraoni.

Una storia tragica, tutt’ora avvolta nel mistero. Un mito che è durato nel tempo ed è arrivato fino a noi.

A tratti buia, piena di contraddizioni, la storia del padre di Tutankhamon affascina ancora gli studiosi di egittologia e chiunque si affaccia sulla storia dell’Egitto e della sua arte. Un re forte, riformatore da una personalità carismatica. Tutto questo è Amenofi IV o meglio Akhetaton, che ha portato la luce a Tell-El-Amarna, e li splenderà per sempre.


Riferimenti e spunti bibliografici

Cyril Aldred, Akhenaton: il faraone del sole, Newton & Compton
Elio Moschetti, Akhenaton. Storia di un’eresia, Ananke
Franco Cimmino, Akhenaton e Nefertiti, Milano, Rusconi Libri
Clark R.T. Rundle, Mito e simboli dell’antico Egitto
Cricco di Teodoro, Itinerario dell’arte 1 – Dalla preistoria all’arte romana, Edizione Arancione
Storia universale dell’arte – Le prime civiltà, DeAgostini
Arthur Catterell, Grande enciclopedia dei miti e delle leggende
Bersi, Ricci, La storia dell’arte
Declo, Cinti, Dizionario mitologico
La nuova enciclopedia dell’arte, Garzani

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Brianzola di nascita ma adottata dal Friuli, vivo in una bolla rosa piena di libri d'arte.

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