BarNacka #5

Ma non eri un fenomeno da circo?

Schermata 2016-07-30 alle 00.06.36

“But we will never forget what they did to us”.
Prestando un po’ di attenzione alla closing di Believe degli Yellowcard si può distintamente sentire George W. Bush pronunciare questa frase.

Ma cosa significa non dimenticare il 9/11? La risposta, in realtà, è abbastanza semplice: la caduta delle Torri Gemelle, simbolo della rinascita occidentale dopo gli orrori della guerra, coincide con la presa di coscienza collettiva dell’esistenza della religione islamica.

Mi spiego meglio: il Mondo Occidentale ha, storicamente, avuto un rapporto assolutamente impari con la cultura musulmana.
L’Impero Ottomano è stato da prima, per quasi 600 anni, completamente inaccessibile agli europei (con la sola eccezione della Serenissima), salvo poi diventare oggetto delle mire espansionistiche inglesi, austriache e francesi dalla prima metà del XIV sec. Al suo definitivo disfacimento, all’indomani della Grande Guerra, i suoi vecchi territori sono stati letteralmente stuprati dalle potenze del Vecchio Continente (come, per esempio, in Libia l’Italia ed in Algeria la Francia). Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, il socialismo e il nazionalismo, ma più in generale, la voglia di rivalsa nei confronti dell’occidentale usurpatore si incontrano/scontrano con la religione: in Arabia ed in Iran due tipi diversi di Islam prendono il sopravvento, mentre in Egitto la Fratellanza Musulmana (nata agli inizi degli anni ’30) è repressa con ogni mezzo da Nasser e Sadat. Nasce addirittura uno stato completamente islamico, il Pakistan, ossia “il paese dei puri”. In tutto questo, gli occidentali hanno due soli obbiettivi: estrarre quanto più petrolio possibile dai pozzi arabici da poco rinvenuti e cercare di arginare l’espansione sovietica a Sud e a Est, arrivando a finanziare persino i ribelli afghani autoctoni (tra le loro fila vi è anche un ventenne saudita fondamentalista che risponde al nome di Osama Bin Laden) pur di arginare i movimenti di Mosca. Il resto, la comprensione del fenomeno islamico, è totalmente ignorato. Piuttosto che favorire una situazione di sviluppo sociale collettivo, di modernizzazione, si preferisce favorire ora questa, ora quella fazione, a seconda dei propri meri interessi energetici. Succede che, dunque, ad inizio anni ’90, tramite il futile pretesto di una “invasione di campo” (come ve ne fossero stati a centinaia di sconfinamenti in quest’area nei decenni precedenti) da parte dell’Iraq in Kuwait (il paese del Golfo persico con la percentuale più alta di giacimenti in relazione all’estensione territoriale), gli U.S.A. (pardon, le Nazioni Unite) decidono di bombardare ed invadere militarmente la Repubblica di Saddam. Anche in questa occasione si preferisce, in favore di una guerra rapida e (relativamente) indolore, lasciare un inevitabile strascico di odio, piuttosto che trovare un’alternativa vantaggiosa per entrambe le parti.

Ciò che si deduce da quest’analisi, dunque, è la totale assenza di interesse per il mondo mediorientale e la cultura musulmana in generale, solo un notevole interesse alle risorse del territorio.

Questo fenomeno si riflette anche a livello prettamente sociale: ghettizzazione feroce subita dei musulmani poveri emigrati nei paesi colonizzatori (si pensi alla cintura delle banlieue attorno a Parigi, a Marble Arch ed a Edwagare Road a Londra ecc) da una parte, dall’altra estrema accondiscendenza nei confronti della ricca e avida classe dirigente.

Dopo l’11 settembre però tutto cambia: i musulmani, fino ad allora non considerati nel quotidiano, diventano oggetto delle ansie e dei sospetti delle persone. Cambia la percezione che si ha di essi; se prima sono solo portatori del folklore di terre lontane, adesso diventano tutti ipotetici terroristi o, quantomeno, tutti sono sospettati di essere conniventi con il fenomeno. Dopo gli attentati, furono riportati numerosi incidenti di molestie e crimini d’odio contro mediorientali e persone “dall’aspetto mediorientale”. Addirittura, 4 giorni dopo la tragedia, ad Mesa (Arizona), un ragazzo Sikh (una particolare religione monoteista indiana), scambiato per un musulmano a causa delle somiglianze estetiche fra le due religioni, fu freddato mentre passeggiava per strada.

È importante riportare che la composizione del tessuto sociale occidentale era già in un’importante fase di cambiamento al momento della caduta delle Twin Towers: a partire dalla fine delle decolonizzazione e dalla caduta del regime comunista di Russia e Jugoslavia si era assistito ad una nuova ondata migratoria (dopo quella dall’Europa verso l’America a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo), dettata soprattutto dalla diffusa condizione di estrema povertà post-coloniale. Sebbene il comune sentore sia incline a ritenere la seconda ondata migratoria molto più forte della prima, questa è solo una verità parziale. Fino all’ultimo decennio del Novecento, i numeri erano quasi gli stessi, dai paesi in via di decolonizzazione partirono circa 30 milioni di persone verso l’Europa (più o meno lo stesso numero di persone che partì dal Vecchio Continente al Nuovo Mondo durante la Belle Epoque, dati di V.Zamagni, Dalla rivoluzione industriale all’integrazione europea.). Solo con la caduta dei regimi comunisti gli slavi e, più in generale, gli est-europei ebbero la possibilità di spostarsi ad ovest ed aumentare la popolazione migrante (l’alta densità demografica europea della seconda metà del Novecento, a confronto con quella americana a cavallo tra Ottocento e Novecento, è assolutamente imparagonabile, per anche questo si è portati a pensare alla seconda ondata migratoria come molto più prorompente della prima).

Ciò favorì indissolubilmente la formazione di aggregazioni e comunità a matrice islamica (e con “islamica” si sottintendono tutti i tipi di Islam, non solo quello arabico), nel mondo occidentale. Alla data dell’11 settembre 2001, in U.S.A.,  le persone che si dichiaravano seguaci della religione di Mohamed erano un milione e 104 mila persone, su di una popolazione di 288 milioni (lo 0,4% della popolazione totale). Per fare un confronto, nel 1990 erano 527 mila le unità che negli States si dichiaravano musulmane. Bisogna infine ricordare come, dal 2011 in poi, i flussi migratori provenienti dalle aree a larga maggioranza di cultura islamica (Nord-Africa, Medio – oriente, i grandi arcipelagi dell’Indiano…) abbiano fatto registrare un ulteriore aumenti degli stessi nei paesi d’arrivo, appunto, i paesi del blocco occidentale.

Il “merito” (se mi permettete di utilizzare questa atroce parola) dei fatti di Manhattan fu quello di porre l’attenzione su questo fenomeno e, finalmente, di studiare lui e tutte le implicazioni sociali e culturali che ne sarebbero derivate.                                                                                                                                                            Dal 2001 il ruolo politico del musulmanesimo è profondamente cambiato all’interno della società occidentale, nel bene e nel male. Si sono moltiplicate le facoltà riconducibili alla cultura islamica all’interno dei vari atenei, gli studi sulla storia di questa religione sono visibilmente cresciuti di numero (basti pensare che nelle grandi catene libraie vi sono intere sezioni dedicate all’argomento, cosa non riscontrabile nel passato delle stesse), vi è sicuramente un più diffuso (benché a volte superficiale) interessate riguardo l’argomento. Ovviamente, spesse volte, le comunità musulmane dei paesi vittime di attentati riconducibili al fondamentalismo islamico sono messe sotto torchio e accusate (molte volte in maniera infondata) di- almeno- connivenza con i terroristi, nonostante smentite e prese di posizioni ufficiali contro questo cancro della religione (è il caso di Parigi dopo gli attentati di Gennaio e Novembre del 2015).

Aveva ragione, quindi, George Bush a sottolineare come non sarebbe stato possibile dimenticare quanto accaduto il 9/11, soprattutto quanto questo avrebbe cambiato la nostra quotidianità e il nostro modo di rapportarci a questa religione.

SCARICA LA RIVISTA COMPLETA 

0 commenti su “Ma non eri un fenomeno da circo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...