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Il caos del Teorema Conti

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È il 9 giugno quando viene annunciato ufficialmente che Carlo Conti – volto di punta delle emittenti Rai, conduttore di Sanremo ed ex deejay radiofonico – assume la carica di direttore artistico delle emittente radiofoniche della Rai. La prima sensazione è di sbigottimento, come se l’ascoltatore medio si fosse perso qualche passaggio. Successivamente, ci si interroga sull’importanza dell’ex conduttore del Tale e Quale Show all’interno dell’organigramma della radio: è un ruolo di facciata oppure sarà effettivamente operativo e apporterà qualche modifica ai palinsesti? Le sue prime dichiarazioni, riportate da Repubblica, erano abbastanza vaghe:

“Saranno i direttori a mantenere la barra dritta in quella direzione. Ma le reti sono già ben definite, si continuerà su quella direzione. Ma se una radio deve andare a nord e sta andando altrove cercheremo di riportarla sul nord. E poi, soprattutto, dare maggior dinamica alla programmazione, acquistare velocità, essere al passo con i tempi, ciascuno nel suo specifico”.

Rinnovare il palinsesto di una radio è un atto plausibile, ma quello che è successo negli studi di RadioRai non sembrava essere il classico “cambio di programmi”: rappresentava la riduzione al minimo del valore di un lavoro costruito durante anni di rapporto di fiducia biunivoca con il pubblico, di ricerca di una qualità di cui il servizio pubblico dovrebbe fare un vanto e una priorità. Un articolo del Corriere della Sera, due giorni fa, riporta un’indiscrezione che – se fosse confermata – farebbe rabbrividire i fedeli ascoltatori di Radio2:

“In una riunione si dice che lo stesso Conti abbia spiegato: la nostra mission è fare una radio più larga e più di plastica, bisogna parlare di cose leggere se no la gente si stanca”.

L’obiettivo di Carlo Conti è stato spiegato meglio dal giornalista Marco Castoro:

“Nei nuovi palinsesti voluti da Carlo Conti ci sarà molta più musica a discapito dei programmi. In pratica l’obiettivo di Conti è quello di avvicinare sempre di più Radio Rai a Rtl e Rds, due network che con i super ascolti cavalcano alla grande l’onda. Per il momento la rivoluzione riguarda Radio2, il terreno più fertile per seminare il nuovo raccolto”.

Del resto è stato lo stesso Conti ad annunciarlo, in un’intervista all’Avvenire: “(Radio2, ndr) ha il compito di fare compagnia in maniera brillante, ma anche musicalmente forte, perché la radio è fatta anche per ascoltare musica”Sembra sia necessario trattare argomenti più leggeri, meno impegnati, così che l’ascoltatore non si annoi.

Ecco che si delinea quello che parrebbe il Teorema Conti: più sottofondo, meno contenuti.

Da qualsiasi lato si decida di guardare la faccenda, non si riesce a far emergere alcuna nota positiva. Se da una parte è desolante pensare che questo cambio del palinsesto derivi dall’assurda volontà di misurare la qualità in guadagno, è ancor più triste dover ammettere di essere diventati un pubblico che, in fondo, le hit estive degli ultimi idoli delle ragazzine se le è meritate. Per la comodità della strada più semplice, perché il sottofondo non richiede alcuno sforzo mentale, perché l’impegno e il coinvolgimento nei confronti di un prodotto qualitativamente più alto portano all’essere etichettati come “di nicchia”. Per la bellezza di non dover scegliere, teniamo il dito premuto sul tasto che non annoia, sulla voce che manda in onda le note famose, sullo speaker che non propone e non contraddice, sulla radio che fa da sottofondo, su chi non ne sa più di noi. Ma a Conti fatti, per quanto ignavi e grigi possiamo essere diventati nel catalogare le diverse fonti del nostro tempo libero, è giusto ammettere che con questo cambio di stagioni e palinsesti, qualcuno ha deciso che era giunto il momento di smetterla di provarci, di smetterla di proporre contenuti in grado di alzare di livello il panorama del servizio pubblico.

Ebbene, due mesi dopo sembrava essere cominciata la rivoluzione Contiana che aveva portato ad una vera e propria ecatombe dei programmi cult di Radio2. Il primo programma ad essere chiuso è stato Babylon, condotto da Carlo Pastore e in onda ormai da sei anni. I fan del programma hanno addirittura fatto partire una raccolta firme che ha raggiunto in poche ore le duemila adesioni.

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Matteo Bordone, conduttore di Mu, uno dei programmi in mano a Carlo Conti

Dopo Babylon, è stato il turno di MU con Matteo Bordone. Il programma è stato chiuso, tra le critiche e le polemiche degli ascoltatori. Come se non bastasse, un altro dei programmi storici di Radio2, Caterpillar (con Massimo Cirri, Sara Zambotti, Paolo Labati e Marta Zoboli) è stato spostato in una delle peggiori fasce per un programma radiofonico: prima in onda dalle 17.30 alle 19.00 (il cosiddetto Drive-Time, orario di punta radiofonicamente parlando) mentre ora inizierà la nuova stagione allo scoccare delle 20. Dulcis in fundo, il futuro di 610 – altro cult di Radio2, con protagonisti Lillo e Greg – è ancora incerto.

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Lillo, Greg e Alex Braga, conduttori di 610

Dopo questa serie di annunci, sul web si è scatenata una vera e propria rivolta. Ogni post sulla pagina Facebook di Radio2 è stato per giorni sommerso di insulti e critiche all’indirizzo della direzione della radio, tanto che Radio2 ha praticato una retromarcia clamorosa. Tutto è cominciato con un messaggio pubblicato dalla stessa Rai – sotto uno degli innumerevoli post di insulto su Facebook – a dichiarare che la voce di Bordone tornerà in qualche altro progetto.

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Poi è stato il turno di 610, con la Rai che annuncia di come Lillo e Greg torneranno con una nuova veste, probabilmente a gennaio.

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Come fosse una reazione a catena, la pagina Facebook di Caterpillar ha annunciato che il programma è stato spostato – contrariamente a quanto indicato in precedenza – solo di un’ora, con inizio alle 18.30.

È stato Babylon a chiudere il cerchio: miracolosamente – dopo due settimane di polemiche serrate – è tornato ad essere nel palinsesto Rai. 

Ieri notte il colpo di scena definitivo: è stato lo stesso Carlo Conti a prendere parole, tramite la sua pagina Facebook.

Ma se è stato tutto un grande misunderstanding, com’è possibile che Lillo e Greg abbiano rilasciato parole dure come queste, poco dopo la prima comunicazione della cancellazione del programma?

“Ma se la rete e il direttore artistico vogliono fare una radio con la quale noi non c’entriamo niente, rispettiamo le loro scelte”.

La Repubblica, 2 agosto 2016

Senza dimenticare le parole di un altro conduttore che sembrava essere stato allontanato da Radio2, Carlo Pastore. Pochi giorni dopo l’annuncio dell’addio a Babylon si era concesso ad un’intervista su Lettera Donna, nel quale esprimeva la sua amarezza per la decisione di RadioRai:

“Non me l’hanno comunicata. I contratti scadono e sebbene non sia mai stato bravo in matematica,  so fare 2+2. Così ho deciso di prendermi il diritto di salutare gli ascoltatori e informarli. Ho parlato poi dopo, solo due giorni fa, con il direttore Marchesini che è stata molto gentile con me, ma mi ha confermato che su Radio2 non c’era più posto per programmi musicali che si occupassero delle nicchie di mercato”.

Da registrare anche il dietrofront sul programma MU, condotto da Matteo Bordone. Che aveva salutato tutti i suoi radio-ascoltatori su Facebook, convinto di non tornare a settembre.

Infine, il “suo amico” Max Giusti.

Dopo due settimane di totale caos, ci troviamo con un grande disordine in testa e una serie di domande che non hanno ancora ottenuto risposte. Se è vero che molti non aspettavano altro che criticare l’operato di Conti, c’è da capire quanto ci sia di suo nel principio di decisioni che sembravano rivoluzionare totalmente la Radio2 che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. È anche grottesco il modo in cui il Direttore Artistico taccia tutti di disinformazione, anche perché, a dire il vero, tutte le voci sul futuro del palinsesto di Radio2 erano alimentate dalle parole dei protagonisti, che, uno dopo l’altro, hanno annunciato l’addio all’emittente. Prima di un clamoroso retrofront che ha lasciato tutti perplessi e, tutto sommato, felici.

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Carlo Pastore, conduttore di Babylon

Rai Radio 2 è sì un terreno fertile, ma per crescere, maturare, innovare, non per tagli e appiattimento culturale. L’ultimo decennio radiofonico di Mamma Rai è stato stimolante, propositivo, nuovo. Ci auguriamo che si possa continuare su questa strada, senza stravolgere un lavoro che dura nel tempo, per spingere il livello qualitativo sempre più in alto.

E se ai piani alti avessero ancora bisogno di registrare grandi numeri, presumiamo che si ricorderanno delle cifre registrate dai social network di RadioRai quando sono state svelate le prime mosse per rinnovare il palinsesto. Per ora riteniamo che possa bastare. 

Marta Boffelli – Marco Lo Prato

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