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Leggere le emozioni: Inside Out e i ricordi colorati

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Inside Out è un film difficilmente incasellabile in una definizione statica.
È un film d’animazione per bambini e ragazzi, che ne colgono la dolcezza e il buffo; è un viaggio all’interno dei meccanismi della memoria e delle emozioni che quasi collima col reale, secondo l’opinione di molti psicologi (Ecco un esempio); è un luogo dove gli adulti si riconoscono e si commuovono.
Il pregio maggiore della pellicola è proprio quello di parlare più lingue, senza perdere freschezza e profondità.

Occhioni sul mondo.

Il regista Peter Docter vanta una lunga collaborazione con la Pixar: ha dato vita a capolavori come Up, Toy Story e Monsters & Co. Nemmeno questa volta ha deluso il suo giovane pubblico, creando uno storyworld in cui immergersi, personaggi simpatici da amare e una trama-viaggio degna del classico Jules Verne.
L’ambiente iniziale è il Quartier Generale, luogo della mente dove vivono cinque emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto. Questi cinque personaggi fanno agire Riley, bambina di 11 anni, e sono a loro volta influenzati dal mondo esterno in cui lei si muove.

inside out

La svolta nel film avviene quando Gioia e Tristezza vengono scaraventate per errore fuori dal Quartier Generale. Le due emozioni si ritrovano ad affrontare il viaggio di ritorno, tra difficoltà e susseguirsi di luoghi, fra i quali, per citarne alcuni, il labirinto della memoria a lungo termine, fantasilandia e il treno dei pensieri. Il lieto fine non è per niente scontato: non un principe che sposa la principessa o un re che salva il proprio regno, ma Gioia che comprende il valore e l’unicità di Tristezza. La lascia agire come un balsamo su Riley, sciogliendo tensioni e paure.
Lei ha bisogno di tristezza per sentire la mancanza dei genitori, vero mamma?” chiede la figlia alla madre psicologa, in questo bell’articolo. I bambini non capiranno i riferimenti profondi alla psicologia e alle sue teorie, ma sicuramente acquisiranno un dato importante: nella vita tutte le emozioni hanno il loro valore e la propria importanza, anche la temuta Tristezza o l’insidiosa Rabbia.

Scienza quasi esatta.

Inside Out è il risultato della sinergia fra Pixar, lo psicologo Dacher Keltner e Paul Ekman,  psicologo che studia da 50 anni le sette emozioni primarie (a quelle del cartone vanno aggiunte Disprezzo e Sorpresa) e gli indicatori verbali e non verbali che le rappresentano universalmente. L’immediatezza con cui il film ci avvolge è dovuta – oltre che alla trama e all’empatia – al realismo e all’accuratezza scientifica con cui le espressioni facciali e gestuali delle cinque emozioni sono animate. Le manifestazioni estatiche di Gioia, il tremolio costante di Paura, le spalle curve di Tristezza non sono stereotipate, ma vere.
Un altro aspetto che trova riscontro scientifico (chiaramente con una complessità maggiore) è quello delle isole della personalità, alimentate dai ricordi base, esperienze particolarmente significative della vita di Riley.

isole personalità

Queste isole sono in continuo mutamento, si creano, si modificano con le esperienze e nella relazione con l’altro. Interessante in questo senso è l’isola della famiglia, che rischia di disgregarsi nel momento in cui si azzera lo scambio emotivo fra genitori e figlia.
Inside Out ci ricorda, quindi, che ogni parte della nostra personalità esiste grazie alla relazione con gli altri e si alimenta di esperienze ed emozioni.
Altre idee geniali che si rifanno alle dinamiche di funzionamento della psiche: la rappresentazione dei sogni, visti attraverso una lente; l’idea di un treno del pensiero, carico di fatti e opinioni, che nel momento di difficoltà deraglia; la rappresentazione labirintica della memoria a lungo termine; la differenza fra le emozioni monocromatiche della bambina e quelle sfumate e complesse che iniziano a crearsi con la crescita.
L’unica pecca del film è la mancanza di un Io bene definito, che esiste in ognuno al di là delle emozioni (vedi appendice approfondimenti). Gioia sembra prendere su di sé questo ruolo, in modo ausiliario, ma senza ricoprirlo a fondo.

La nascita delle emozioni complesse (Finale del film, consiglito solo a chi l’ha già visto):

Per chi bimbo non è più.

In una pellicola così completa, non mancano certo gli spunti per gli adulti.
Tralascio in questa sede aspetti più spirituali, come lo stimolo a ricercare i propri ricordi base o indovinare le nostre isole della personalità.
Mi vorrei soffermare, invece, sul prezioso contributo che il cartone può dare nell’accettare l’esistenza e il valore delle cosidette “emozioni negative”.
La nostra società dei beni e delle possibilità ha paura dell’Infelicità. Un bambino triste o malinconico accende subito dei dubbi nei genitori, preoccupati per le emozioni negative che sta provando. Questo facile allarmismo porta sempre più spesso al ricorso a psicofarmaci non necessari, anche in tenera età.
Secondo alcuni studi americani, negli USA due terzi delle diagnosi di depressione sono sbagliate (Ecco l’articolo del New York Times che riporta lo studio). È passata dal 9 al 23% la percentuale di americani che assumono antidepressivi prima dell’università. Sono dati piuttosto pesanti, sintomi di un senso comune esasperato, che confonde i normali dolori adolescenziali con malattie. Nei periodi difficili della vita, o in presenza di grossi ostacoli, è invece importante trovare in noi e nelle nostre relazioni affettive la forza per migliorare le cose. Un pianto liberatorio, una notte di parole con una persona amata, un abbraccio di una madre, sono rimedi più semplici ed efficaci nella maggior parte dei casi.

Marta Bison

P.S. a proposito di pianti liberatori ed empatia, ecco un video dolcissimo di Tristezza in azione:

 

Approfondimenti della psicologia in Inside Out.

Le emozioni sono dei processi (influenzati dal nostro passato evolutivo e personale) attivati da trigger, stimoli scatenanti esterni e interni alla persona

1- Intervista sulle emozioni e le espressioni facciali a Diego Ingrassia, rilasciata a Wired. Eccola qui.

2- Il rapporto tra azione ed emozione, spiegato da formazionecontinuainpsicologia.it.

3- Qualche nozione in più sulla Psicosintesi e l’Io, ecco qui.

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