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Meno Dream, Più Team

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Ad ogni edizione delle Olimpiadi, la medaglia d’oro considerata più sicura è immancabilmente quella assegnata ai vincitori del torneo di pallacanestro. La ragione è molto semplice: solo per quattro volte gli Stati Uniti hanno fallito l’obiettivo. Nel 1972 vennero sconfitti dall’Unione Sovietica, a cui fu concesso di rigiocare per ben tre volte gli ultimi 3” di partita, in una finale che ancora oggi è fonte di discordia e polemiche al punto che gli americani devono ancora ritirare le medaglie d’argento. Nel 1980, a Mosca, gli atleti statunitensi boicottarono i Giochi, lasciando così l’oro alla Yugoslavia. L’ultima squadra formata interamente da studenti, la Nazionale del 1988 guidata da un giovanissimo Admiral David Robinson, si classificò terza; quel fallimento fu uno dei motivi per cui gli americani decisero di mettere le cose in chiaro dal 1992 schierando i professionisti e formando il primo, leggendario, Dream Team. Ad Atene, dodici anni fa, una vera e propria armata cestistica si dovette inchinare in semifinale di fronte alla Generación De Oro argentina: una concentrazione di talenti mai vista in una nazionale che non fosse quella USA, trascinata da un mancino di Bahía Blanca in stato di grazia che risponde al nome di Manu Ginobili.

Questo rapido ripasso di storia è servito per rendere chiaro un concetto: se indossi la maglia del Team USA e riporti a casa un metallo diverso dall’oro la tua spedizione olimpica è considerata un enorme ed imperdonabile fallimento. Favoriti sì, ma la pressione può giocare brutti scherzi soprattutto in un’annata in cui mancano diverse superstar e l’esperienza internazionale scarseggia. I dieci anni di lavoro con Team USA di Coach Krzyzewski però danno i loro frutti: nonostante un attacco ben lontano dall’essere inarrestabile come a Londra e Pechino, gli americani portano a casa la medaglia d’oro da imbattuti. Disciplina, ruoli ben definiti, spirito di sacrificio e lavoro di squadra puntellano una difesa a tratti impenetrabile, facendo sì che le fiammate di Durant, Anthony, Thompson e Irving siano sufficienti per piegare qualsiasi avversario.

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L’avvio di torneo è stato complesso, con vittorie sudate contro Serbia e Australia ma, invece di farsi annichilire da pressioni e difficoltà offensive, i ragazzi di Coach K sono rimasti uniti e hanno conquistato l’oro olimpico. In finale, la Serbia è stata incapace di avvicinarsi al ferro o di far girare palla sul perimetro per larghi tratti di partita, grazie alla difesa architettata dal leggendario guru Tom Thibodeau ed eseguita alla perfezione in campo. Nel giorno della sua ultima panchina in nazionale, Mike Krzyzewski da Chicago ha visto il proprio lavoro pienamente ripagato: gli americani sono un po’ meno Dream ma molto più Team, e sembrano davvero imbattibili.

Cosimo Sarti

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