Rubriche

Hai mai avuto un incubo?

Prendete un numero qualsiasi delle trecento e passa uscite del fumetto di Dylan Dog. Aprite una pagina a caso e, probabilmente, vi troverete davanti una di queste situazioni: l’indagatore dell’incubo (DD, of course) indaffarato nella risoluzione di un caso più o meno razionale. Oppure: lo stesso indagatore dell’incubo alle prese con i suoi brevi ed intensi amori che si susseguono imperterriti e lasciano ogni volta un segno indelebile sulla figura di Dylan. O, ancora, verrete catapultati di fronte al suo integerrimo assistente, un sosia di Groucho Marx, intento a subissare di battute, freddure o panzane chiunque gli capiti a tiro. Chiude il ventaglio delle possibili situazioni una riflessione esistenzialista sul tempo o sul senso delle cose o – ancora, in extremis – un omaggio a qualche celebre personaggio o situazione del mondo dell’horror fantascientifico (come ad esempio Freddy Krueger o Il Miglio Verde).

Bene, ci siamo: benvenuti nel mondo di Dylan Dog. La città del nostro è Londra, per chi non lo sapesse, ma le sue avventure abbracciano ogni tipo di paesaggio, purché sia un po’ tetro, malinconico e dannato. Orripilante, sì. Perché Dog si propone di indagare lì dove la polizia normale non vuole spingersi: l’ignoto, l’irrazionale, interpretando fino in fondo la massima di Sherlock Holmes per cui “Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità”. E Dylan non solo si spinge oltre l’impossibile, ma è pronto a scavare che il 26 settembre compie trent’anni di pubblicazione. Nel lontano 1986 l’indagatore dell’incubo non era altro che uno dei tanti personaggi sfornati dalle fucine creative della Bonelli (allora Daim Press), mentre ora, più di una generazione dopo, è il secondo fumetto più venduto in Italia, dietro all’intramontabile Tex Willer, sempre della Sergio Bonelli Editore.

Ma Dylan Dog è il ritratto non solo di una generazione (quella cresciuta a cavallo degli anni ’80 e ’90), bensì di un’intera fase della vita, quella ricolma di dubbi e incertezze, in cui basta poco per affondare e perdersi nelle infinite decisioni che si è costretti a prendere. Il momento in cui devi capire cosa vuoi fare della tua vita e, di conseguenza, iniziare a scegliere. Dylan Dog ci mostra la sua via: poco dopo la morte del secondo grande amore della sua vita, Lillie Connoly, decide di mantener fede al desiderio fatto in presenza di un’altra donna per lui molto importante, conosciuta quand’erano solo dei ragazzi. “Sarò un indagatore dell’incubo”, disse a Marina Kimball.

immagine

E così, come viene svelato nel Numero 200, incomincia l’avventura di un uomo normale, pieno zeppo di paure e fobie, incapace di volare su un aereo o apprezzare fino in fondo la tecnologia: per scrivere usa ancora pergamena e calamaio e si ostinerà a non possedere mai un cellulare. Dylan Dog è prigioniero di un tempo perduto, scaraventato da un demone maligno in un’epoca non sua per colpa del padre alchimista che – nel Sedicesimo Secolo – tentava di scoprire la formula dell’immortalità. E di conseguenza vaga nel nostro tempo, dedicandosi a risolvere i misteri che avvolgono le vite delle altre persone senza mai davvero concentrarsi su se stesso, sospinto dall’assistente Groucho – o dal suo vecchio capo, l’ispettore di Scotland Yard Bloch, suo mentore – a non demordere mai, nonostante una ciclica depressione bussi con costanza alle sue porte.

dylan dog frase 1

Dylan Dog è riuscito ad appassionare migliaia di lettori forse perché in fondo calca il solco lasciato da Stan Lee: l’inventore di circa un dozzilione di personaggi Marvel diede una svolta alla psicologia dell’eroe fumettistico quando incominciò a rendere complesso e sfaccettato l’universo interiore di ogni supereroe, con una massima bene in testa: da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

spidey_gwen

Questa fragilità d’animo la si può osservare nello stesso Dylan Dog: le sue crisi esistenziali sono all’ordine del giorno e riflettono, in un linguaggio semplice, tutte quelle considerazioni esistenzialiste e nichiliste che il Novecento ha portato in BHdote. Quando, in preda allo smarrimento, si getta fra le braccia di qualche sua cliente per poi innamorarsene fino a sperare di ritrovare un briciolo dei suoi grandi amori, le sopracitate Marina e Lillie, oltre a Bree Daniels. Tre donne che hanno scandito tre momenti diversi della sua vita, dall’adolescenza fino ai trent’anni, momento in cui la vita di Dog sembra fossilizzata e incomincia la narrazione delle sue avventure. Ma quel che traspare dalla psicologia del personaggio è che, fra un’indagine e l’altra, Dylan voglia solo un’occasione per poter dire ad una di queste persone importanti nella sua vita: “Guardami negli occhi, sono sempre lo stesso”. E sì che sono passati trent’anni, Old Boy.

frasi dylan dog 2

Al di là della vastissima psicologia di Dylan Dog, la vera fortuna del fumetto – come direbbe Umberto Eco, fan accanito dell’indagatore dell’incubo – è stato il duplice codice con cui il fumetto è stato vergato per tutti questi anni: un linguaggio semplice, da fumetto popolare, mischiato ad una serie di modi di dire ricorrenti – il celeberrimo Giuda ballerino, per esempio – e ad un’importante quantità di riferimenti e omaggi che tessono una rete fittissima di citazioni, fino a far confluire DD nella corrente artistica del postmodernismo. È questa una caratteristica che mantiene viva l’attenzione del lettore numero dopo numero, sempre alla ricerca del dettaglio nascosto in ogni albo.

dvt2

Da qualche tempo anche Dylan Dog è cambiato: è iniziata la cosiddetta fase Due del progetto, che vede l’indagatore dell’incubo scaraventato avanti nel tempo e alle prese con cloni, nuovi antagonisti e sempre più ampi orizzonti d’azione. Confesso tuttavia che la mia predisposizione verso l’eroe (o anti-eroe) romantico mi riporta sempre all’immagine mentale di un Dylan che si fa strada fra le proprie inquietudini per trovare il suo posto nel mondo, scacciando i cattivi presagi e le annebbianti visioni di un futuro triste e vuoto. Egli si concede all’abisso, riuscendo però ad uscirne vincitore: la sconfitta e la tristezza sono solo un passaggio, così come Dylan Dog non si rivela nient’altro che il ritratto di un ragazzo che non si abbandona all’inevitabilità della vita, ma plasma il futuro seguendo i suoi desideri, fino all’ultima goccia. 

dylan-dog-1

Marco Lo Prato

0 commenti su “Hai mai avuto un incubo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...