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Warning! Global warming in gioco alle elezioni USA

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Il concetto di riscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi, allo scopo di rendere la produzione degli Stati Uniti non competitiva”.

È così che Donald Trump, candidato per il partito repubblicano alle presidenziali americane del prossimo novembre, si é espresso su Twitter, nel 2012, a riguardo dei cambiamenti climatici. E, ancora, in un’intervista per la CNN dello scorso settembre, il multimiliardario newyorkese ha dichiarato: “Non credo nei cambiamenti climatici e nella loro origine antropica: é il meteo. Il meteo cambia, ci sono tempeste, c’è pioggia e ci sono giornate serene, ma non credo che dovremmo mettere in pericolo le aziende della nostra nazione, mentre la Cina non sta facendo niente”.

Queste infelici uscite di Trump evidenziano due concetti fondamentali: in primis che egli, perpetrando questo suo atteggiamento negazionista, si pone contro l’opinione del 98% della comunità scientifica mondiale sulle implicazioni dell’azione umana nell’alterazione del clima. In secondo luogo, che ha un’indiscutibile ossessione per la Cina.

Alla luce delle folli dichiarazioni del candidato repubblicano, delle imminenti elezioni e della grande importanza ormai assunta dalla questione ambientale nella politica di oggi e del futuro, vediamo cosa propongono i diversi aspiranti alla Casa Bianca nei loro programmi, in merito ad energia e ambiente.

Donald Trump – Republican Party

Per Donald Trump, come é ormai chiaro, il riscaldamento globale non è altro che una grossa bufala. Il tweet del 2012 e la recente intervista alla CNN riassumono perfettamente il suo pensiero.

Durante il primo faccia a faccia con la candidata del partito democratico, Hillary Clinton, tuttavia, Trump ha respinto le accuse di negazionismo a più riprese e ha smentito tutte le sue precedenti affermazioni: ma il web non dimentica.
Il magnate newyorkese ha annunciato che, se vincesse le elezioni, qualsiasi accordo sul clima firmato dagli Stati Uniti diventerebbe carta straccia nel più breve tempo possibile. Tra questi anche quello della COP21, storico patto mondiale di riduzione delle emissioni di gas climalteranti per tenersi sotto l’aumento di temperatura di 2°C a fine secolo, appena ratificato dal numero necessario di paesi per la sua entrata in vigore.
In più, Trump smantellerebbe l’EPA (Environmental Protection Agency), la più importante agenzia americana attiva nel campo della tutela ambientale e dello sviluppo delle rinnovabili, a detta sua completamente inutile. Qualsiasi piano statale di incentivi e finanziamenti al campo dell’energia pulita verrebbe messo da parte, perché, nella sua ottica, “le turbine eoliche uccidono le aquile” e “il solare è troppo costoso e dannoso per la salute”. Lo sviluppo economico ed energetico sarebbe invece incentrato interamente sulle fonti fossili (carbone, gas e petrolio), in particolare su estrazioni di “oro nero” volte a combattere la politica dei prezzi al ribasso dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi.

Hillary Clinton – Democratic Party

La realtà dei cambiamenti climatici é spietata. Non importa cosa dicono i negazionisti.” Così Hillary Clinton si é espressa in un’intervista di qualche tempo fa per il New York Times, dimostrandosi decisamente più attenta di Trump alla questione ambientale.

Il suo programma prevede, innanzitutto, la prosecuzione dei provvedimenti presi dal governo Obama. Il Clean Power Plan, annunciato proprio dall’attuale presidente USA nell’agosto 2015 e proposta centrale anche della campagna della Clinton, punta ad aumentare del 30% l’efficienza energetica degli edifici pubblici e residenziali, garantendo un risparmio di circa 85$ all’anno per famiglia entro il 2030. Altro intento è quello di arrivare alla produzione del 32% di energia elettrica tramite l’utilizzo di fonti rinnovabili (con incentivi e finanziamenti a comunità e stati che le adottano), sempre entro il 2030. Così facendo calerà drasticamente l’intensità delle emissioni americane, già scese del 13% nell’ultimo decennio, ma ancora troppo alte in relazione ai sopracitati accordi di Parigi della COP21.

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Secondo la direttrice dell’EPA, Gina McCarthy, a fronte di 8,4 miliardi di spesa nell’ambito del Clean Power Plan, vi saranno in futuro benefici da 34 a 54 miliardi. E proprio l’EPA, in caso di elezione della Clinton, verrebbe conferita del diritto di utilizzare il Titolo IV dei Civil Act Rights americani per indagare sui casi di ingiustizia ambientale.
L’ex first lady ha inoltre dichiarato di voler istituire una commissione presidenziale per la prevenzione contro l’avvelenamento da piombo (0,5 milioni di bambini americani tra i 2 e i 5 anni di età hanno un livello di piombo nel sangue oltre il massimo consentito).
Il programma di politiche ambientali della Clinton, tuttavia, é contestato dagli ambientalisti più convinti e radicali, la maggior parte dei quali ancora fedeli sostenitori di Bernie Sanders, ex concorrente alla nomina di candidato per il partito democratico e sconfitto proprio da Hillary.
Se quest’ultima, infatti, propone l’installazione di mezzo miliardo di pannelli solari entro il 2021, ma senza la presenza di alcun piano di dismissione totale del fossile, Sanders intendeva introdurre addirittura la Carbon Neutral Tax, una tassa sul carbone, nell’ambito di un processo graduale di abbandono totale delle fonti non rinnovabili.

Una delle critiche maggiori che sono state rivolte alla Clinton è quella di aver ricevuto finanziamenti ingenti dai colossi dell’industria del petrolio e del gas per la sua campagna elettorale. Ed è proprio per questo che sono diffusi i dubbi riguardo a una reale volontà da parte della candidata democratica di modernizzare il settore energetico conducendolo verso la sostenibilità: lei stessa ha dichiarato a più riprese di ritenere che i combustibili fossili siano fondamentali per lo sviluppo di determinate zone degli Stati Uniti.
In più, si è detta favorevole al fracking, un’azione impattante di estrazione di gas naturale che, attraverso la fratturazione del terreno, può provocare la contaminazione di falde acquifere e fughe di metano, nonché l’aumento notevole di rischi sismici. Sanders si era dichiarato assolutamente contrario.

Infine, altro fronte su cui Hillary è stata attaccata duramente è il Programma Gateway, piano di destinazione di fondi al nucleare per la commercializzazione di nuovi e più avanzati reattori.

Jill Stein – Green Party e Gary Johnson – Libertarian Party

Sono onorata di competere per la presidenza degli USA con il partito dei Verdi, l’unico partito del popolo, per il popolo e dal popolo”.

Con queste parole Jill Stein, candidata per il Green Party alle elezioni, si é presentata alla convention del partito a Houston, nell’agosto 2016. Medico laureato ad Harvard, si candidò già in occasione delle presidenziali del 2012, quando Obama venne confermato per il secondo mandato.

Dagli ultimi sondaggi il Green Party risulta avere circa il 3-4% delle preferenze, percentuale di gran lunga migliore rispetto a quella finale del 2012 (0,36%): numeri ancora bassi ma che, insieme a quelli del Libertarian Party (10%) di Gary Johnson, potrebbero rappresentare l’ago della bilancia in questa corsa all’ultimo voto che vede protagonisti Trump e Clinton.

Alcuni punti programmatici dei Verdi, infatti, sono identici a quelli di Sanders, quando era ancora in corsa: innalzamento del salario minimo orario a 15$, ritiro delle truppe statunitensi dall’estero e aumento delle tasse sui ricchi. E in linea con il loro nome, i Verdi propongono anche il cosiddetto Green New Deal: massicci investimenti nell’ambito di nuovi sistemi energetici puliti, transizione completa al rinnovabile entro il 2030 come obbiettivo principale e stop al fracking e all’energia nucleare. Dal nome e dall’eco roosveltiano, questo “patto” dell’uomo con l’ambiente é visibilmente distante dai piani della Clinton.

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Non é un caso, quindi, che le stime dicano che il 13% degli ex elettori di Sanders si siano spostati, in seguito alla nomina di Hillary, verso Jill Stein e il Green Party, al grido dello slogan “Jill, not Hill!”

La conseguenza di questo slittamento di voti potrebbe giocare pericolosamente a favore di Trump, il quale, tuttavia, non è esente lui stesso dal rischio di perdere elettori, in quanto da sempre inviso all’establishment del partito repubblicano. I sondaggi mostrano che alcuni sostenitori del partito hanno optato per il Libertarian Party di Gary Johnson, ex-repubblicano ed ex-governatore del Nuovo Messico. Nel suo programma figurano punti molto vicini alle idee della corrente più moderata del partito repubblicano, con uno sguardo assai singolare sulla questione ambientale: a detta di Johnson e del suo entourage “non è il giusto ruolo del governo quello di impegnarsi nell’ingegneria sociale ed economica al fine di manipolare il mercato dell’energia, creando vincitori e vinti in quello che dovrebbe essere un libero mercato”.

Sul manifesto programmatico della sua campagna, infine, si legge:

“Sta cambiando il clima? Probabilmente sì. È l’uomo che sta contribuendo a questo cambiamento? Probabilmente sì. La domanda importante, tuttavia, è se gli sforzi del governo per regolamentare e tassare al fine di avere un impatto sui cambiamenti climatici siano convenienti oppure no. Date le realtà dell’energia globale e l’uso delle risorse, non ci sono prove che l’onere di immissione posto sugli americani faccia una tale differenza da giustificarne il costo. In un’economia sana che permette al mercato di funzionare senza impedimenti, i consumatori e le scelte personali portano al ripristino ambientale e alla società desiderata”.

La parola agli elettori americani.

Andrea Mancuso

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