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Oltre la Pazzia – Quando la partita si fa tragica

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Non è un periodo felice per l’Inter. Anzi, verosimilmente gli ultimi novanta giorni a tinte nerazzurre sono quanto di più vicino ad uno psicodramma sportivo, in cui il caos societario si riflette sul campo che diviene involontariamente teatro di spettacoli al limite dell’osceno, in cui i giocatori dell’Inter protagonisti hanno offerto prestazioni al limite dell’imbarazzante.

La verità è che, dal post-Triplete, l’Inter è spesso incappata in debacle clamorose in Italia ed in Europa. Partite che hanno fatto spesso dannare l’animo al tifoso interista, impossibilitato a far altro che osservare la sua squadra presa a pallate dallo sconosciuto di turno. È la magia del calcio, direbbe qualcuno. Come dargli torto? A volte mi convinco che sia tutto un percorso di espiazione, un sorta di corsa ad ostacoli per capacitarci del fatto che scegliere l’Inter, la nostra barca, vuol dire inevitabilmente soffrire e avere una vita a dir poco spumeggiante. In tutti i sensi possibili. Io e il buon Gianluca Scudieri – alla luce delle impressionanti prestazioni della squadra in questo inizio di campionato (sigh) – ci siamo messi a giocare con la macchina del tempo rievocando tutte le grandi partite (ultra sigh) che i nerazzurri hanno disputato nel corso degli ultimi sei anni, per riderci su.

Perché tifare non vuol dire solo prendersela a male se la tua squadra perde, o gioire e perculare gli altri quando si vince. Saremo ingenui e disincantati, ma a volte ci basta semplicemente sfruttare l’effetto aggregante del futbol e affrontare questo percorso di purificazione e lasciarci alle spalle, una volta e per sempre, uno dei periodi più deprimenti della storia nerazzurra.

Inter – Trabzonspor 0-1, 14 settembre 2011
(76′ Celustka)

Quanti di voi si ricordano i primi (nonché unici) vagiti dell’era Gasperini? Indimenticabile per i veri appassionati nerazzurri l’esordio in Champions League della Beneamata quell’anno. Infatti, dopo aver perso la Supercoppa Italiana contro il Milan (in rimonta, per di più), e aver fatto una clamorosa cilecca nelle prime uscite in campionato è tempo d’Europa. L‘Inter è reduce dalla barbina figura dell’anno precedente contro lo Shalke 04, quando i nerazzurri riuscirono nell’impresa di prendere cinque gol in casa dai tedeschi, giocandosi in una settimana l’accesso alle semifinali e lo Scudetto (fatale il 3-0 subito nel derby).

Con Gasperini in panchina tuttavia si prospetta una partenza soft in Europa, per riassestarsi: a San Siro arrivano i turchi del Trazbonspor che si sono qualificati alla fase a gironi della UCL a causa della squalifica del Fenerbache, indagato per un caso scommesse e quindi escluso dalle competizione europee. Insomma, tutto semplice, no? Ecco.

I nerazzurri tuttavia non riescono a sfondare le linee turche e sbattono ripetutamente sul catenaccio estremo della squadra di Senol Gunes. Gasperson si ingarbuglia in circa centoquindici cambiamenti tattici che riscuotono l’unico risultato di far perdere il senso della propria esistenza a dei poveri Obi e Zarate fino a che a perdere non è l’Inter stessa.

Al 75′, infatti, succede l’inimmaginabile: il terzino destro Celutzka, uno scarto della cantera del Palermo, giustizia Julio Cesar con l’unico rasoterra decentemente eseguito della sua intera carriera e consegna il buon Gasp ad una settimana d’inferno. La sua avventura sulla panchina dell’Inter durerà altre due partite, prima di essere esonerato dopo la Fatal Novara (che tempi, davvero).

Siena – Inter 3-1, 3 Febbraio 2013
(20′ Emeghara, 24′ Sestu, 55′ Rosina; 21′ Cassano)

L’Inter è reduce da un importante girone d’andata, terminato dietro la Juventus capolista. Stramaccioni è indicato come il nuovo José Mourinho dopo aver battuto i bianconeri allo Stadium e il mercato di gennaio si è appena concluso portando in quel di Appiano Gentile rinforzi come Ezequiel Schelotto, Zdravko Kuzmanovic, Tommaso Rocchi e Mateo Kovacic, a fronte delle partenze di Wesley Sneijder e Philippe Coutinho.

E ci siamo capiti.

L’Inter è reduce da due pareggi consecutivi contro Roma e Torino e torna sul campo dove ha vinto il suo diciottesimo Scudetto per rilanciarsi a caccia della capolista. Ma le cose non vanno come previsto e dopo una manciata di minuti la difesa si apre in una maniera sinistramente familiare all’Inter attuale: l’emblema di quella stagione nerazzurra (finita facendo giocare magazzinieri e raccattapalle perché praticamente tutta la rosa era infortunata) è il Capitano Zanetti che, nel tentativo di anticipare la palla diretta ad Emerghara, scivola e spalanca la porta all’attaccante senese, con Handanovic che era troppo impegnato a farsi sparaflesciare da Will Smith per intervenire.

I nerazzurri pareggiano grazie a una palla magica di Antonio Cassano (e al non-intervento di Nagatomo che dà un saggio di quanto sia utile quando NON tocca il pallone) ma poi sprofondano una manciata di minuti dopo. Nella ripresa fa la sua prima apparizione con la maglia dell’Inter Ezequiel Schelotto, facendo capire subito a tutti quanto quell’anno fosse overrated nell’edizione di FIFA. Un timido Kovacic prova qualche dribbling in mezzo al campo, ma niente: vince il Siena che quell’anno conquista sei punti contro l’Inter. Per poi retrocedere.

Tottenham – Inter 3-0, 7 Marzo 2013
(6′ Bale, 18′ Sigurdsson, 53′ Vertonghen)

L’Inter di Stramala ha regalato grandi gioie (le vittorie nel derby, la conquista dello Juventus Stadium) quanto atroci sconfitte. Della figuraccia con il Siena abbiamo parlato poco sopra, ma forse la sconfitta che brucia di più è quella contro gli inglesi del Tottenham di Villas-Boas (quoque tu) agli ottavi di finale dell’Europa League.

Sì perché l’Inter non solo perse quella partita londinese, ma venne letteralmente annichilita e sbeffeggiata da Bale e compagni che andavano al triplo della velocità degli Strama’s Boys. Pane per i denti dei tifosi Spurs che, già due anni prima, avevano banchettato sul cadavedere dei nerazzurri dopo un’altra sonora sconfitta, quella volta per 3-1. Povero Maicon.

Alvarez-Kovacic-Pereira. Era questo il tridente che Stramaccioni ha schierato per giocarsi l’accesso ai quarti di finale di Europa League, alle spalle di Antonio Cassano che agiva da prima punta.

La partita diventa ancora più amara se si pensa alla partita di ritorno, quando l’Inter – tirando fuori una prestazione d’altri tempi – riuscì a rimontare incredibilmente la gara, avendo anche il match-point al 94′ per vincerla 4-0 con un destro di Cambiasso. Ma il tiro finisce d’un soffio fuori e Adebayor – ai tempi supplementari – segna un gol fortunoso e condanna l’Inter ad abbandonare la competizione. Che amarezza.

Chievo – Inter 2-1 , 19 Maggio 2014
(73′ e 89′ Obinna; 40′ Andreolli)

Avete presente quando il leggendario Beppe Viola, giornalista della Rai di fine anni ’70, nel montare il video post-partita di un Inter-Milan particolarmente noioso del 27 marzo del 1977 decise di mandare in onda le immagini della Stracittadina in cui segnò Sandro Mazzola dopo tredici secondi perché il match cui aveva appena assistito era stato decisamente troppo noioso?

Ecco, anche noi – per rivivere questo Chievo-Inter di fine stagione – siamo dovuti ricorrere allo stesso stratagemma. Non tanto perché volevamo sostituire le immagini della debacle nerazzurra con qualcosa di più gioioso, quanto perché sul web non abbiamo trovato testimonianze video della doppietta di Obinna. Sì, ricordate bene. Quindi abbiamo ripescato un’altra grande prestazione dei nerazzurri in quel di Verona, risalente all’epoca Benitez, quando Zanetti e soci si fecero prendere a pallate dal Chievo di Pioli (toh, come gira il mondo) ed Eto’o pensò bene di tirare una testata a Cesar. Ma torniamo alla doppietta di Obinna…

Atmosfera di quelle che nemmeno Maria De Filippi a “C’è posta per te” al Bentegodi il 18 maggio 2014. Gente coi fazzoletti dalle prime ore del mattino pronti a salutare Samuel, Cambiasso, Zanetti e Milito alla loro ultima recita invade Verona per rendere il giusto omaggio a questi campioni. Contro il Chievo, bestia nera ok, ma vuoi credere che rompano le scatole anche stasera? Campedelli, sei interista pure tu, lasciati sopraffare dalle emozioni e non rovinare nulla, te ne prego. Segna Andreolli. Oh va là che le preghiere sono state ascoltate, forse si riesce a regalare un’ultima gioia a questi campioni. Forse. Obinna, proprio tu? Ma non dovevamo non vederci più? Va beh, in panchina abbiamo il mondo Mazzarri metterà qualche titolare per vincerla, no? No?!? Bonazzoli?! Con Icardi e Hernanes in panca?! Ci pensa Diego, è scritto. Addio in grande stile, ci saluta con il gol vittoria. Non ci credo! Due occasioni sprecate, non mi sembra nemmeno lui. Ci manca solo che ora la vinc… Obinna, 2-1.

Inter-Cagliari 1-4, 28 Settembre 2014
(9′ Sau, 28′, 33′ e 43′; 14′ Osvaldo)

Passiamo ora alla seconda stagione di Walter Mazzarri sulla panchina dell’Inter. I nerazzurri sono reduci da un roboante 7-0 al Sassuolo e alternano partite dominanti a sprazzi di non-sense calcistico. Tutto nella norma, insomma.

Alla fine di settembre si presenta a San Siro il Cagliari nell’edizione Zemanlandia, che ha avuto già modo di essere preso a pallate all’inizio del campionato da praticamente chiunque.

Nagatomo capitano e formazione un po’ rimaneggiata per WM che vuole dar spazio anche a chi ha giocato poco. La frittata è fatta: Sau porta subito i vantaggi i suoi, Osvaldo riacciuffa la partita con una giocata molto rock’n roll (una delle poche prima della scazzottata con Mancini di gennaio) e poi il collasso. Nagatomo dà sfoggio di tutta la sua premura calcistica prendendo due gialli nel giro di tre minuti e l’Inter si dimentica di essere su un campo di calcio e di giocare in Serie A: il Cagliari fa praticamente quello che vuole per un tempo intero, attaccando da tutte le direzioni e segnando tre volte con Ekdal.

Per intenderci: Ekdal ha segnato 10 gol nella sua ormai decennale carriera da professionista. Di questi dieci, quattro all’Inter: tre nella sciagurata partita del settembre 2014 e uno con la maglia del Siena, in un eroico 4-3 nerazzurro dell’era Mourinho, quando ancora l’Inter le partite riusciva a vincerle.

Scontato dire che alla fine di quell’anno anche il Cagliari retrocesse dopo aver cambiato quattro volte allenatore. In uno scatto esclusivo, ecco la faccia del Presidente Erick Thohir alla fine della partita quando si rese conto che Aldo, Giovanni e Giacomo avevano fatto bene, prima che arrivasse Melchiorri.

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Parma – Inter 2-0, 1 Novembre 2014
( 5′ e 76′ De Ceglie)

Dispiace per il Parma, quella gentaglia lo sta facendo fallire, però se non ne approfittiamo stavolta siamo dei polli. Se vinciamo siamo a -1 dal 3° posto nonostante siamo partiti con il freno a mano e poi alla prossima c’è il Verona. Sei punti facili. Dai, già me la vedo la goleada con Icardi che segna su azione una bella doppietta dopo i due rigori contro Cesena e Sampdo… De Ceglie? Ma è ancora vivo? Ma com’è che sta gente qui segna sempre e solo contro di noi? Va beh, è lunga ancora e loro sono comunque ultimi, un motivo ci sarà: la riprendiamo questa gara.

Ecco ci siamo, bello sto cross Dodô! Eccolo Obi! NOOO! Sulla linea, non è possibile. Uff. Dai, metti dentro Hernanes e toglie uno dei 183 difensori in campo, magari la pareggiamo. Un assedio, prima o poi dovrà entrare sta palla! Palo, tiri deviati in angolo, deve entrare prima o poi, anche solo per la legge dei grandi numeri. Doppietta di De Ceglie. Giusto per definire ancora meglio i connotati della strabiliante prestazione nerazzura: il Parma era reduce da sei sconfitte consecutive, 7 nelle prime otto giornate di campionato. Ed eccoci qua. Ci manca che non vinciamo col Verona…

Napoli – Inter 1-0, 4 Febbraio 2015
(93′ Higuain)

Non è che ci sia molto da dire su questa partita. Una classica agonia da zero a zero che si vuole protrarre fino ai calci di rigore. Eppure, qualcosa succede. Bastano gli ultimi trenta secondi di partita per raccontare quanto fa male questa gara. Manca un minuto e mezzo alla fine del match, l’Inter tutto sommato si è comportata dignitosamente in quel del San Paolo, uno stadio tradizionalmente ostico per i colori nerazzurri. Poi, il fattaccio.

Onestamente non mi spiego cosa sia successo, forse una cosa del genere l’ho vista solo guardando Sparta Praga – Inter di quest’anno, quando i giocatori si sbattevano addosso o assistevano alle giocate avversarie giocando alle belle statuine. Ebbene, il Napoli effettua la rimessa e tutta la difesa dell’Inter si dimentica Higuain (che voglio dire, non era ancora il Napoli di Sarri, se non tenevi d’occhio il 9 chi altro poteva segnarti?).

Il Pipita viene lanciato da una rimessa laterale (…) verso la porta di Handanovic, con Ranocchia che tenta un intervento tanto disperato quanto goffo e l’Inter rincula nella propria area di rigore con la stessa convinzione con cui un francese andava alla ghigliottina ai tempi di Robespierre. Uno spettacolo agghiacciante che difatti gela l’Inter e provoca una quantità infinita di televisori rotti nella zona di Milano. A fine gara Mancini sentenziò un “Siamo dei polli”. Il nostro amico arabo che commenta la partita nel video non sta esultando per il gol di Higuain, ma ad un attenta analisi del labiale, si capisce che stia urlando: “Ma come cazzo si fa?”.

Wolfsburg – Inter 3-1, 12 Marzo 2015
(28′ Naldo, 53′ e al 75′ De Bruyne; 5′ Palacio)

https://www.youtube.com/watch?v=-sencgW6jC4

Torniamo in Europa dopo due anni, passiamo il girone e i sedicesimi e ci pigliamo il Wolfsburg agli ottavi. Ma sì, tanto l’Europa League è uno spreco di forze inutili, o Champions o nulla e in Campionato ci possiamo ancora arrivare, sono 12 punti, ma con il Mancio ora si può tutto, mica è Mazzarri. Va beh, vediamoci sta partita e se vinciamo siamo felici, ma se usciamo lo siamo pure.

Oh mio dio! Rodrigol! Siamo in vantaggio e stiamo dominando contro questi qui, dai che magari arriviamo in finale!

*Serie di imprecazioni varie seguenti al pareggio del Wolfsburg, arrivato da un colpo di testa di Naldo che ha staccato in mezzo al vuoto cosmico della difesa interista*

Ma come si può giocare con Carrizo in coppa? Ma perché dobbiamo fare queste figure?! Ce la potevamo fare stavolta. Dai, il 2-1 si può rimontare…

*Altra serie di imprecazioni dovute al meraviglioso assist di Carrizo per De Bruyne che realizza il 2-1*

Ma cosa fanno questi due? Ma perché dobbiamo avere la piaga Juan Jesus (sempre in lode)? Non ci bastava Carrizo? Un’altra occasione buttata nel cesso.

INTER – PARMA 1-1, 3 Aprile 2014
(24′ Guarín; 43′ Lila )

Dopo essere usciti dall’Europa League e dalla Coppa Italia, all’Inter non rimane nient’altro che il campionato per puntare alla Champions League. La situazione non è delle più semplici: sono quattro gare che non si vince, ma la botta d’autostima giusta potrebbe arrivare poco prima di Pasqua, quando arriva il Parma a San Siro. Sono già retrocessi, fra l’altro devono pensare prima a trovare Manenti, mica potranno dedicarsi alla partita contro di noi. Ne hanno prese 4 dal Sassuolo che noi abbiamo asfaltato, e poi c’è l’andata da vendicare. E poi ora abbiamo il Mancio, mica quel Mazzarri lì. Tac!

Ci pensa il Guaro, ora andiamo di goleada e poi  a casa che ci sono le uova da scartare e da mangiare. E no, dai. E’ una candid camera. Va bene che a Pasqua è resuscitato Gesù Cristo, ma noi non possiamo resuscitare pure questi qui. Va beh dai, fa nulla. Ora forza che poi nella ripresa entra Podolski e la sfanghiamo. Poi fra l’altro ci sono Kovacic ed Hernanes in panchina, è impossibile non vincere nemmeno questa. E poi c’è il Mancio. No, va beh. Un solo punto contro questi qui che non pigliano nemmeno soldi. Bah, pensiamo all’anno prossimo: ormai queso è andato. Ah un’altra cosa, chi è Lila?

Inter – Fiorentina 1-4, 27 Settembre 2015
(60′ Icardi; 4′ Ilicic, 18′ e 23′ 77′ Kalinic)

Siamo tornati! Cinque vittorie in fila e primo posto! Grande Mancio, lo sapevo che era solo colpa di Mazzarri, sei tornato tu e hanno iniziato ad uscire i soldi, perché tutti vogliono essere allenati da te. Non sto più nella pelle! Chi se ne frega se vinciamo sempre di un gol, chi se ne frega se un gruppo di bambini di dieci anni ha un’idea di calcio migliore della nostra. Se vinciamo stasera andiamo a +13 sulla Juve e +12 sul Napoli: e quando ci riprendono?

Siamo un’armata, ma ora testa alla Fiorentina che è sempre rognosa, anche se non sembrano tutta sta roba e poi quel Paulo Sousa l’è minga bün, non è mica il Mancio! Ma come rigore? Ecco, siamo di nuovo davanti e già ci penalizzano, siamo sotto, ma non fa nulla: più forti di tutto e tutti. 2-0 … Ma chi è ‘sto Kalinic qui? 3-0 … Ma perché devono fare tutti i fenomeni con noi? Da dove arriva Kalinic? 4-0 … Certo che Mancini poteva prepararla meglio ‘sta gara. Alla fine meglio Paulo Sousa di lui. Va beh, siamo ancora secondi, ma Mancini deve darsi una svegliata perché non si può vincere sempre giocando così male.

Marco Lo Prato e Gianluca Scudieri

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