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Bomba H – A portata di clic

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Sul finire degli anni ’40 due delle super potenze mondiali si minacciavano guerra sotto gli occhi del mondo intero e fecero tenere il fiato sospeso a tutti. Due paesi, due forze, due ideologie che per circa mezzo secolo si guardarono dritte negli occhi senza mai sfiorarsi effettivamente, creando un vero e proprio “gelo”, (da qui l’espressione “guerra fredda”) una situazione di stallo dalla quale sembrava difficile uscire senza danni e che fece temere lo scoppio di un terzo conflitto mondiale.
Ad occidente gli Stati Uniti d’America, capitanati da Harry Truman; ad oriente l’Unione sovietica, sotto gli ordini di Stalin. Potere, influenza, ideologia e progresso, queste le carte messe in campo da entrambe le parti. Più che ad una guerra si era davanti a due super potenze mondiali che volevano dimostrare al mondo la propria superiorità sul nemico, senza apparenti motivazioni di tipo socio-politico, senza nessuno scontro militare effettivo (se non in rare occasioni). Insomma l’intero conflitto si sviluppava con minacce e promesse da ambo i lati e soprattutto con un asso nella manica che entrambi i duellanti sostenevano di possedere. Partì infatti una vera e propria corsa agli armamenti, ma non come si era fatto in precedenza. Questa volta si trattava di qualcosa di molto più grosso e potenzialmente letale. Solo pochi anni prima infatti l’America aveva sfoderato un’arma micidiale: la bomba H, dando prova dell’avanguardia della ricerca oltre oceano, che aveva probabilmente dato vita alla forma di distruzione di massa più potente che l’uomo avesse mai conosciuto. Nel 1950 dunque la Russia decide di replicare, sviluppando una tecnologia simile sempre basata sul nucleare, pronta a far fuoco verso il nemico.
Ci si trovó così a metà del 900 con missili puntati su Washington e su Mosca, pronti per essere innescati non appena questa tensione di ghiaccio fra Oriente e Occidente avesse cominciato a scricchiolare.

Il resto del conflitto è storia; entrambe le parti cominciarono a tirare gradualmente i remi in barca e fra trattati, patti, accordi, qualche “muro” caduto qua e là, il conflitto (anche se non è questo il termine più adatto) terminò e tutto sembrò tornare alla normalità, seppur con alcuni strascichi.

Oggi siamo nel 2016, è passato qualche anno da quella guerra fredda. Sul nucleare si sono fatti ormai passi da gigante, tanto che questa parola non suona più solamente come sinonimo di morte/bomba ma anche come energia (seppur discutibile).

Ma cosa accadrebbe se l’arma di cui dovremmo preoccuparci fosse potenzialmente molto più potente di una bomba nucleare, oltre ad essere più persistente e dura a morire? E cosa ancora se si trattasse di un’arma a basso costo che qualunque governo, anche il più arretrato potesse permettersi? Ma soprattutto, cosa pensereste se vi raccontassero che questo “Nuovo Atomico” è in mano a circa 7 miliardi di persone?
Facciamo un passo indietro di qualche mese.

Agosto 2016: Mosca è salita recentemente sul banco degli imputati, accusata dagli Stati Uniti di essere entrata, tramite un hackeraggio, nel sistema informatico del Comitato Nazionale del partito Democratico, per ricavare informazioni riservate (tra cui migliaia e migliaia di mail). Insomma, una sorta di grande database di elettori dal quale erano state estrapolate notizie di ogni genere. Allo scoppio dello scandalo i servizi segreti americani hanno annunciato che la minaccia era stata captata già da diversi mesi ma che ancora non si era riusciti a risalire all’ “hacker primario”. Si tratta di circa 200.000 cittadini del’Illinois iscritti a registri elettorali ai quali sarebbero state letteralmente rubate informazioni inerenti alle campagne elettorali in corso. Il tutto, a quanto pare, per favorire il candidato Trump (di cui è noto il feeling con alcuni dei principali esponenti della politica Sovietica). La conferma che il cyber-attacco sarebbe arrivato dai Russi viene data solo poche settimane dopo lo scoppio dello scandalo dal Washington Post, che sostiene e avvalora l’ipotesi che fosse stato proprio il nemico storico degli Americani a pilotare l’offensiva.

A questo punto, preso atto della situazione e delle informazioni raccolte dall’FBI sull’accaduto, alla Casa Bianca non è rimasto altro da fare se non agire, minacciando a sua volta Mosca di un attacco hacker finalizzato a pervadere il sistema informatico dei servizi segreti di Putin.

Ad oggi, almeno ufficialmente, non c’è stato alcun attacco da nessuna delle due parti, ma nemmeno alcuna smentita. La situazione ha fatto subito pensare allo scoppio di una Guerra Fredda 2.0, con un’agghiacciante tensione che si è venuta a sviluppare nelle settimane immediatamente successive al primo attacco.

Ma cosa centra tutto questo con la bomba H, con le armi di distruzione di massa, con questo “Nuovo Atomico” di cui abbiamo parlato?
Nel 1940 Russia e America si minacciavano a suon di missili e promesse di bombe atomiche che avrebbero potuto rilasciare in qualunque momento. Erano i generali dell’esercito a decidere quale fosse la giusta strategia da adottare e i soldati a tenersi pronti per andare in battaglia. Sono passati circa ottanta anni e tutto ormai si gioca dietro lo schermo di un computer, con due nazioni che si affrontano a suon di clic. Niente più intrusioni via terra o via mare nei territori nemici, ma attacchi dritti al cuore dell’apparato informatico dell’avversario. Niente più trincee, linee di confine da non oltrepassare e campi di combattimento, ma cyber spazi più difficili da ricoprire con una buona strategia militare.

Insomma i protagonisti della battaglia sono rimasti gli stessi ma sono cambiati questa volta gli interpreti, le armi, le “munizioni”. Si potrebbe prospettare da qui in avanti un orizzonte bellico fortemente differenziato da quello che è stato finora, riservato ad un’élite di combattenti che scenderanno in prima linea dietro il pc e a popolazioni che talvolta (o nella maggioranza dei casi) non saranno messe nemmeno al corrente di quanto sta accadendo.

Questa vicenda ha portato alla luce una realtà tanto inquietante quanto interessante: anni fa per entrare in guerra bisognava disporre di risorse economiche non indifferenti, bisognava preoccuparsi di reclutare uomini per l’esercito, ricavare notizie sull’avversario che, lungi da commettere passi falsi, si richiudeva nella propria segretezza. Oggi invece Mosca e Washington ci hanno dimostrato come ci voglia davvero poco, uno smartphone o un pc, qualche conoscenza informatica e, perché no, anche un po di fortuna per riuscire a penetrare un intero sistema sociale. Con qualche colpo di tastiera ben piazzato si potrebbero scatenare, come effettivamente successo, tensioni che, se non gestite, porterebbero al conflitto. Paradossalmente ciascuno di noi potrebbe diventare da un giorno all’altro la scintilla che fa esplodere una guerra.

E se tutto quello che è successo riguardo la questione dell’hackeraggio russo fosse stato solo la “bricconata” di qualcuno di molto esperto che abbia deciso di scherzare col fuoco? È davvero così semplice mettere in allerta due super potenze come Russia e America ? È possibile che ciascuno di noi abbia in mano un dispositivo così potente da far cambiare gli equilibri mondiali?

Non sarebbe d’altronde la prima volta che le modalità di combattimento cambiano. Già in passato sono state innovazioni tecnologiche a far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra del conflitto (vedi il peso dell’aviazione durante la seconda guerra mondiale). Probabilmente questa nuova tecnologia cambierà il mondo e soprattutto il mercato della guerra, che passerà dal vendere missili a lungo raggio a software sempre più sofisticati.
I governi, dal canto loro, hanno affidato tutte le proprie informazioni a macchine, computer, dischi e quant’altro, mettendosi completamente nelle mani dell’informatica (processo inevitabile dalla trasposizione dal cartaceo al digitale).

Con questo non si vuole certamente intendere che anche il sottoscritto con qualche lezione di informatica possa riuscire ad hackerare un apparato complesso come quello dei servizi segreti; si tratta comunque di sistemi estremamente sicuri, studiati dai migliori esperti del settore per essere quanto più impenetrabili possibile. Nonostante ciò abbiamo avuto la riprova che non lo sono al 100% e che ci potrebbe essere qualcuno in grado di riuscirci.

Per concludere, quando parliamo di Nuovo Atomico, intendiamo un’arma molto più potente di una bomba e molto più devastante per la quantità di persone che possono procurarsela. Siamo stati, in questo frangente, incauti nel mettere nelle mani di circa sette miliardi di persone un insieme di tasti che potrebbero far scaturire il terzo conflitto mondiale e non ci resta ora che sperare che nessuno trovi mai la password giusta per farlo.

Giuseppe Nasta

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