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Oltre la pazzia – Chiedimi se mi piace Mauro Icardi

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Una delle figure più controverse del mondo Inter, da tre anni, è sicuramente quella di Mauro Icardi: l’attuale capitano nerazzurro ha la straordinaria capacità di dividere i giudizi sul suo conto in ogni ambito. Dalla sfera privata a quella calcistica, Maurito rappresenta per alcuni un rebus irrisolvibile di un giocatore che potrebbe diventare un fenomeno ma che ha sempre qualcosa che non va.

Icardi rappresenta senza ombra di dubbio il patrimonio più grande per la società Inter, ma cosa si può dire dell’attaccante argentino e della sua situazione? A poche ore dal derby contro il Milan – una delle poche squadre cui non ha ancora segnato con la maglia dell’Inter – proviamo ad analizzare quello che potrebbe diventare il futuro di Mauro Icardi, il capitano e il numero 9 dell’Inter.

Marco: Per parlare di Mauro Icardi, partiamo da un dato di fatto ineluttabile: Nato nel febbraio del 1993, 103 presenze con la maglia dell’Inter, 57 gol.

Gianluca: Per parlare di Mauro Icardi parto da questa citazione di Vazquez Montalban (no, non è il commissario di Vigatas, in Spagna): “Se ti devo dare un consiglio tecnico, eccolo qui: palle. Un centravanti senza le palle è come una frittata di patate senza le uova”. Per me possiamo iniziare a parlare ora di Icardi.

Marco: Qualificami l’avere le palle, per un centravanti. Ci sono molteplici interpretazioni sia sull’essere una frittata senza uova sia sull’essere centravanti. Icardi è un killer più che un attaccante, per me.

Gianluca: L’avere le palle è la capacità di essere indispensabile anche quando non finisci sul tabellino dei marcatori. Icardi è sicuramente devastante, parlano per lui il numero di gol e i punti che portano la sua firma (fra gol e assist è comparso in 14 dei 17 punti dei nerazzurri), ma non si può sperare sempre e solo che la risolva all’improvviso una gara perché quando non accade non c’è altra soluzione se non il pareggio 0-0 o la sconfitta. Inizio con un dato: Icardi in Serie A ha subito solo 14 falli, ben 22 in meno di Belotti e contro il Crotone (difesa rocciosa e arcigna), al di là dei pochi tocchi ha subito solo il fallo che ha portato al rigore del 2-0. E ricordati, non sono i killer quelli fondamentali, spesso lo sono di più i mandanti dell’omicidio: ecco io vorrei che Icardi fosse più mandante che esecutore materiale.

Marco: Il discorso sta prendendo subito una piega da ufficio inchieste. Provo a ripartire chiedendoti cosa ti aspetti da Icardi: perché oggettivamente, se oltre alle sue doti da killer, avesse anche il senso del gioco e la capacità di partecipare alla manovra di un trentenne, di cosa staremmo parlando? Probabilmente non vestirebbe neanche più la maglia dell’Inter. Ha 23 anni e le caratteristiche per giocare un calcio moderno, fatto di pochi tocchi e verticalizzazioni, tanto ritmo e intensità. Riesce ad incidere senza nemmeno toccare il pallone (quante volte detta il passaggio in profondità, quante volte porta via l’uomo della difesa davanti al centrocampista che prova a tirare in porta, anche se all’Inter di piedi buoni da fuori ce ne sono pochi?)

Gianluca: Ci sono due concetti sui quali dissento: il primo è “Probabilmente non vestirebbe neanche più la maglia dell’Inter”. Questo discorso è sbagliato perché non puoi aver paura di perdere un giocatore e pertanto lo lasci sbagliare, è come se una band, per non far andare via il batterista, gli facesse suonare le canzoni ad orecchio senza nemmeno focalizzarsi sullo spartito.

Secondo concetto: lui i movimenti li fa, ovvio, ma quanti sono concettualmente sbagliati? Non serve sempre dare la profondità, alle volte serve anche venire in contro per lasciare lo spazio per gli inserimenti, quante volte preferisce rimanere sul dischetto del rigore sui cross bassi dal fondo piuttosto che attaccare la porta? Quante volte rimane in mezzo all’area piuttosto che provare l’anticipo sul primo palo sui cross (lascia perdere poi che i cross all’Inter non vadano di moda)? Tantissime! Perché lui si fida tantissimo del suo fiuto del gol, invece dovrebbe lavorare più di gruppo.

Il primo gol dell’Inter contro il Crotone è l’esempio perfetto di quello che dovrebbe fare sempre: palla tenuta a centrocampo spalle alla porta e sponda “facile” sull’avanzata dell’esterno. Icardi fa inca… innervosire perché potrebbe fare sempre queste cose invece le fa a tratti. Lui a 23 anni potrebbe essere Crespo, invece ancora stiamo a discutere sulla sua utilità per la manovra della squadra.


Marco:
Sul “potrebbe non vestire più la maglia dell’Inter” mi riferivo al fatto che se fosse stato davvero così completo a 23 anni sarebbero venuti a prenderlo in braccio lasciando a Milano una vagonata di euro.

È un discorso tremendo ma ormai è così, tanto che prima che arrivasse Suning di una sua probabile partenza per fare cassa si parlava un giorno sì e l’altro pure. Secondo me tu ti stai accanendo su un giocatore che non ha mai preteso di essere più di quello che è: un grande attaccante con un senso del gol unico.

Secondo me poi la nostra discussione si fa aspra perché intendiamo il centravanti in due modi diversi. Ammetto che poi io per Icardi ho un debole particolare dai tempi della Sampdoria: un attaccante che scarta mezza squadra avversaria e poi silura Perin con nonchalance, se non è un predestinato poco ci manca. Icardi è uno dei migliori 3 giocatori che l’Inter ha acquistato negli ultimi sei anni ed è un patrimonio della società.

L’unica cosa che gli ho fortemente contestato è stato il silenzio sul rinnovo di contratto di quest’estate, una telenovela imbarazzante orchestrata da Wandita su cui lui doveva impuntarsi. Ma il calcio oggi è anche business, quindi il mio lato passionale se n’è fatto una ragione e amen, anche perché quest’anno se li sta guadagnando tutti i 5 mln. Ha migliorato le sue statistiche e oggettivamente anche il suo apporto alla squadra sta diventando sempre più evidente. L’equazione di quest’anno è: la palla passa da Icardi?

SI: una su tre si fa gol. NO: non segna nessun altro.

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Gianluca: Equazione corretta (strano per uno che per fare 2+2 usa la calcolatrice), ma il discorso principale è che accontentarsi dell’Icardi attuale equivale a rovinarlo, a mio avviso.

Ti faccio un esempio: Kawhi Leonard è entrato nella lega come specialista difensivo, e che specialista. Ai tifosi degli Spurs brillavano gli occhi quando marcava Lebron e compagnia, ma lui non si è accontentato di quel ruolo fondamentale. Il risultato? 26,4 punti a partita e buonanotte al secchio.

Capisci quello che voglio dire? Dire che Icardi è solo istinto, solo un rapinatore d’area per me lo sminuisce. Non è Inzaghi, lui è trenta volte più forte, ma se gli si chiede solo di buttarla dentro sarà solo alla stregua di Inzaghi per la storia. Inzaghi i piedi che ha questo ragazzino di Rosario se li sognava la notte, hai mai visto fare un’apertura di 30 metri sui piedi di Cafù a Pippo? No! Però lui non buttava dentro un pallone su tre, ne buttava dentro 3 su 5. Icardi non deve diventare uomo di squadra solo perché io ho amato alla follia Toni o Gilardino (anche se rendermi felice è un buon motivo sempre), ma perché la sua carriera potrebbe svoltare ancora di più. Sul discorso del rinnovo meglio che non mi espongo va là.

Altrimenti finirei con l’espiare le mie pene nel duemilamai…

Marco: Gilardino col capello à la Blue, che tempi.

Comunque nessuno sta dicendo che Icardi debba rimanere questo tipo di giocatore per sempre, ma lo difendo perché oggettivamente non si sta sedendo sui suoi talenti. Quest’anno ha segnato 4 gol di testa, nei precedenti 5 campionati ne aveva segnati sei in tutto. E i gol di questa stagione non sono state incornate centrali, ma acrobazie al limite del disumano (vedi Pescara, ad esempio).
Non sapeva pressare? Con De Boer era uno dei pochi che eseguiva i movimenti con i tempi giusti, alzando la squadra. È già a tre assist in questa Serie A, l’anno scorso ne ha fatti 4 in tutto l’anno.

Stiamo parlando di un giocatore che per essere considerato top player deve affinare i cosiddetti intangibles e che sta arrivando alla maturazione del big con un percorso naturale fatto di partite d’onnipotenza e di buchi clamorosi (in cui comunque, in un modo o nell’altro, la butta dentro).

 

Gianluca: Ma è anche normale che migliori di anno in anno vista la giovane età. Mi stupirei del contrario onestamente.

Solo che i miglioramenti in area di rigore posano e fanno leva sulla sua innata capacità di vedere la porta, quindi migliorare lì è semplice, i movimenti lontano dalla porta si faticano a vedere. O meglio i miglioramenti sotto porta non sono proporzionali a quelli lontano dalla porta, dove sta crescendo, ma in cui la curva di crescita è più una logaritmica che una retta.

Non credo si tratti solo di intangibles qui. Anche, ma non solo. Il corpo davanti al difensore lo devi imparare a mettere, fare la sponda più giusta e non quella più bella si affina con l’allenamento, non con l’esperienza. Attaccare il primo palo lo puoi migliorare a livello di concetto in partitella, in amichevole.

Certo, con l’esperienza tutto diventa più facile è fuori di dubbio, ma perché aspettare che abbia 26/27 anni perché impari cose che già sa fare, ma che non mette in atto? Lui non le deve imparare ex-novo, deve solo capire che fare quelle fa il bene della squadra (di cui è capitano, giova ricordarlo) e anche quello personale.

Cosa credi? Che Higuain o Suarez fossero gli stessi all’inizio della carriera? Assolutamente no. Nemmeno Icardi è quello della Samp, ma diciamo che è più simile di quanto gli altri due non lo fossero dopo 4 stagioni ad alto livello fra i professionisti.

Marco: Suarez raccoglieva pattume da terra prima di diventare calciatore ed era un mezzo obeso, stando a quanto racconta ESPN. È cambiato per amore di una ragazza. 

Una curiosità: dimmi qual è il tuo attaccante preferito all time.

Gianluca Scudieri: Il mio? Ronaldo è troppo scontato, ma lui non era un centravanti, lui era Il Fenomeno. Onestamente se si parla di centravanti il mio preferito era Trezeguet. So che dopo tutti i panegirici contro Icardi può sembrare strano, ma David aveva il suo perché come movimenti offensivi. Era uno di quelli che si vedeva poco, ma sapeva muoversi benissimo e lasciare lo spazio giusto a chi arrivava da dietro, esattamente quello che vorrei da Icardi. Poi come fiuto del gol siamo lì: per Trezeguet era indicativo il primo pallone toccato in area, se lo sbagliava difficilmente sarebbe andato a segno quella sera, se lo segnava era finita per tutti. Diciamo che la prima opzione usciva pochissime volte nei suoi anni in Serie A e nell’anno in Serie B.

Poi ovviamente io posso solo parlare di quelli di cui ho memoria, sarebbe bellissimo tirare fuori Palanca o Pruzzo, ma farei troppo l’hipster e onestamente non mi piace la cosa.
E il tuo?

Marco: Vedi, già qua prendiamo due strade diverse. Fermo restando che confermo e sottoscrivo quello che dici su Ronaldo, l’attaccante che vorrei sempre nella mia squadra porta la maglia numero 32 e il nome di Bobo Vieri. Sgraziato, potentissimo, controverso, senza fronzoli.

 

Gianluca: Ma anche lui in grado di aiutare la squadra a rifiatare, prendere falli, creare spazio. Quindi alla fine tutti e due concordiamo che l’attaccante più utile è quello che aiuta, non solo quello che segna 10 volte su 13 tiri in porta…

Marco: Posso dire che Icardi è la cosa più vicina a Bobo Goal che l’Inter abbia visto negli ultimi 6 anni o cerco la finestra più vicina e mi butto?


Gianluca
: No, non c’è bisogno della finestra. Per ora. Ha tutte le potenzialità per poterlo essere, ma se fra due anni saremo ancora qui a parlare di come Icardi divida l’opinione pubblica allora sarò io a spalancarti la finestra dell’ultimo piano del palazzo Unicredit.

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Per chi non lo conoscesse, questo è il Palazzo dell’Unicredit. L’ultimo piano è abbastanza in alto

Marco:
La prendo come una promessa, non come una minaccia amico mio. Quindi, come rimaniamo? La smetterai di perseguitare Icardi dopo ogni partita rinfacciandogli quello che potrebbe diventare e che ancora non è?

Gianluca:Mai nella vita. Io rimango della mia idea, tu della tua. Consapevoli del fatto che entrambe sono vere ma anche false e lo saranno fino a prova contraria.

Per cambiarla, personalmente, devo vederlo sbattersi per il campo per almeno 20 gare consecutive prendendosi pedate al fine di far vincere la squadra. Per me può anche rimanere fermo a 10 gol, ma l’importante è che i suoi compagni di reparto arrivino tutti in doppia cifra. Più o meno come succede a Roma, sponda giallorossa, con Dzeko-Salah-Perotti-El Shaarawy
O come accade allo stadio Grande Torino con Iago Falque-Ljajic-Belotti.
E non ho citato gente come Lewandowski o Suarez, perché mi rendo conto che chiederei un filino troppo.

Marco:Esatto, rimaniamo col nostro Maurito. Che si sa, a noi piace essere vincitori ma non vincenti, quindi un po’ di difetti è giusto conservarli, giusto per non perdere la misura di cosa siamo.

Potrei iniziare la tiritera sull’Artista e sull’interismo, ma mi fermo qui. Solo un’ultima cosa: Lunga vita a Mauro Icardi.

Gianluca:Lunga vita sì, a patto che non faccia autobiografie ogni 23 anni se no finisce che scrive più libri di Bruno Vespa.

Marco: Alla prima ha quasi fatto scoppiare una guerra civile, per quella di fine carriera punta alla detonazione della Bomba H.

Gianluca:No no, l’ho sentito l’altro giorno e mi ha detto che punta alla guerra dei mondi. Lui da una parte e la fazione degli alieni è capeggiata da Maxi Lopez.

Marco: Ora che Walter Samuel è tornato ad Appiano nello staff di Pioli, sono pronto anche ad affrontare l’Impero, Nameck e Ultron messi insieme.

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Gianluca:L’importante è che gli avversari non mettano i parastinchi. (Sorvolo sul fatto che Appiano Gentile stia diventando uno stipendificio, di grazia che mansione hanno dato a Wally?

Marco:Rompitore di Tibie in allenamento sarebbe più appropriato. Così vediamo se non corrono. E con questa speranza utopica, hasta luego.

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Marco Lo Prato – Gianluca Scudieri 

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