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Master and Commander (or The Chase Is Better Than The Catch)

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Il pittoresco dinamismo delle vele spiegate all’orizzonte, tese verso l’infinito; solcare i mari alla guida di un veliero; vivere d’avventura; lottare per la patria: questi sono i sogni di ogni cuore impavido.
Master and Commander – sfida ai confini del mare – film prodotto dalla collaborazione tra  Miramax, Universal Pictures, 20th Century Fox – riesce a offrire tutto ciò. Esce nelle sale nel 2003 e vede alla regia Peter Weir (L’attimo fuggenteThe Truman Show). Il soggetto è tratto dal decimo romanzo appartenente alla saga letteraria dello scrittore Patrick O’Brian, composta da venti romanzi.

La storia si sviluppa nell’aprile del 1805 al largo delle coste del Brasile, vede come protagonisti la nave della marina inglese HMS Surprise, il capitano Jack “Lucky” Aubrey (Russell Crowe) e il dottore Stephen Maturin (Paul Bettany).
Scopo principale della Surprise è quello di porre forte resistenza al dominio francese guidato da Napoleone, e impedire ai suoi velieri di prendere il controllo dei mari del sud.

Il capitano Aubrey è interamente votato a questa missione: lasciarsi sfuggire una preda francese, anche se più grossa e decisamente pericolosa, è un’opzione che non lo sfiora minimamente.

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È un uomo coraggioso, audace e rispettato, il prototipo del condottiero (ruolo in cui Russell Crowe è perfetto, vedi Massimo Decimo Meridio ne Il gladiatore) sempre pronto al doloroso sacrificio del singolo se questo può portare ad un beneficio per tutti. Non fugge dalle responsabilità, sa guidare il suo equipaggio attraverso manovre proibitive e supera spesso barriere per altri invalicabili.
Come controparte a tutto ciò, c’è il dottore Stephen Maturin, anche lui una figura avente il pieno rispetto dell’equipaggio, ma è un uomo governato da meno impeto e furore, più libero dai demoni della caccia sfrenata: più razionale e meno impulsivo.

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È un carattere del genere, unito agli anni di profonda amicizia con il capitano Aubrey, a permettergli di riferirsi a quest’ultimo in modo schietto, senza peli sulla lingua, scavalcando il fortissimo concetto di gerarchia ben radicato nella mente degli uomini della marina.
Di fatto è l’unico ribelle presente sulla HMS Surprise.

Tuttavia questa è solo la premessa della storia (che non può essere svelata per rispetto di chi ancora non l’ha vissuta): in questa pellicola c’è di più.

Gli avvenimenti raccontati sono avventura allo stato puro, nel senso più virile del termine, non ricadono mai in scene o caratteri da superuomo. Di ogni anima presente, sono ben esplicitati sia i lati positivi che quelli negativi.
Tutto il racconto è accompagnato da un’atmosfera reale, in cui i dialoghi non risultano sopra le righe, non stonano, non vi è alcuna traccia di semplicistica spacconeria. Non si avverte mai un senso di onnipotenza, la stabilità mentale dei personaggi non è sempre retta e salda.
In certi momenti sono semplici anime, perse in balia degli eventi, sballottate dalla potenza della natura.

Master and Commander non solo fa un gran lavoro in quello che racconta, ma lo fa anche nel modo di raccontarlo. Infatti, senza ombra di dubbio, lo spettatore si trova davanti ad una magistrale ricostruzione di navi, costumi, linguaggio marinaresco, atmosfere e credenze.
In particolare, è grazie a quest’ultime che si sviluppa una sotto-trama psicologica, con l’obbiettivo di evidenziare come un’equipaggio e non solo, composto per lo più da spiriti forti ma semplici, è un insieme di uomini con una grande e profonda credenza in miti e leggende, tanto che influenzano anche le menti dei più istruiti.
La fede in Dio, la lotta tra bene e male, il concetto di demonio agente tramite gli uomini: questo domina le anime di questi lupi di mare.

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Dal punto di vista tecnico, regia e montaggio offrono movimenti di macchina con un’alternanza tra riprese dinamiche sempre tese, pronte a scattare nel cuore dell’azione, ad altre caratterizzanti scene con inquadrature lente, rilassate, che lasciano allo spettatore il tempo di godere dei paesaggi incontrati dalla HMS Surprise durante questo viaggio (isole tropicali e coste di esotici continenti).

Infine (ringraziando i Motörhead per il titolo di grand’efficacia) una menzione particolare va fatta per la musica.
La colonna sonora nasce principalmente dal suono classico di violino e violoncello. La particolarità sta proprio in questi due strumenti. Essi infatti vengono suonati realmente da Crowe (Aubrey) e Bettany (Maturin): i due ricreano melodie diegetiche che, tramite il montaggio sonoro, diventano extradiegietiche e vanno così ad unirsi al resto delle tracce.

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Il ritmo del variare delle melodie è come un moto ondoso, si passa da melodie allegre, galvanizzanti, dall’aspetto quasi fanciullesco, a melodie dal tono grave, carico di tensioni.
Come la regia e il montaggio d’immagini, è chiaro che anche la colonna ed il montaggio sonoro sono parti fondamentali di quel processo di racconto che fa risaltare ed esaltare il carattere del film, un carattere in grado di far vivere allo spettatore momenti di genuina complicità e felicità, alternati a situazioni cariche di suspense, sorpresa ed adrenalina, pari solo a quella provata dai marinai pronti a fare fuoco sulla nave nemica.

Amedeo Daniele

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