Articoli

Un tango a metà

banega-inter-2016-17-smorfia-750x450

Ogni volta che penso ai grandi giocatori della storia dell’Inter, me li immagino riuniti in grandi tavolate ordinate in base a personalità e caratteristiche. E tra grandi capitani, feroci bomber e immortali bandiere, non può mancare alla festa il tavolo degli artisti del pallone, dove si siedono insieme i fenomeni che hanno acceso la fantasia dei tifosi dell’Inter grazie alle loro giocate o alla loro visione del calcio. Non importa se per intere stagioni o solo per un attimo: al tavolo degli artisti tutto è concesso e il calcio è interpretato come un’arte visiva, una concezione sublime dell’estetica applicata ad un gioco fatto di scatti e sportellate.

In tutto il suo poco pragmatico splendore, Alvaro Recoba è senza dubbio uno di quei calciatori che non possono non aver riservata una sedia attorno a questo tavolo. E, come suggerisce Ora sei una Stella, di Luigi Garlando, il Chino è accompagnato da calciatori come Evaristo Beccalossi e Lennart Skoglund.

Qualche mese fa, un altro giocatore di questa caratura si è palesato nell’universo Inter. Ever Banega è arrivato a parametro zero dal Siviglia, dopo anni di trionfi in Europa League e fresco vincitore del premio come miglior in campo nella finale di EL dell’anno scorso. Titolare nell’Argentina che è andata vicinissima a vincere un mondiale e due Copa America in quattro anni, si pensava che Banega a 28 anni avesse raggiunto un livello di maturità tale da potersi imporre nel calcio italiano e prendere le briglia della manovra interista, cui mancava da troppo tempo un Dieci in grado di dettare le giuste geometrie.

Eppure qualcosa, finora, è andato storto.

AS Roma v FC Internazionale - Serie A

LA PRIMA VITA DI BANEGA

Quando nasci a Rosario deve esserci qualcosa nelle tue vene che ti spinge a distinguerti dalla massa, a fare delle cose che per altri sono impossibili. Se il fato ha voluto che tu nascessi a Rosario è perché vuole che tu ti distingua, lasciando un segno tangibile nella storia: Ernesto Guevara ha compiuto i suoi primi passi per quelle strade, e ancora prima di lui le calcò Lucio Fontana. L’aria che si respira lì ti porta ad essere un rivoluzionario nel tuo campo e non serve un’arma o un pennello per poterlo essere, basta una panchina di uno stadio per rivoluzionare il gioco grazie alla tua ‘pazzia’, ma basta anche un pallone fra i piedi per poter far capire al mondo che qualcosa in quell’aria, in quelle acque del Paraná c’è qualcosa che da altre parti non c’è.

E’ questo l’ambiente in cui nasce e cresce Éver Maximiliano David Banega, uno dei tanti fenomeni provenienti dalle sponde del Paraná sul finire degli anni ’80 (vi dicono qualcosa Lionel Messi, Angel Di Maria, Ezequiel Garay e Maxi Rodriguez?). Non c’è bisogno di fare un elenco dei luoghi ha incantato con il suo passo vellutato e la sua visione di gioco sopraffina l’ex Newell’s Old Boys, ma è importante capire come.

https://i0.wp.com/100x100fan.com/wp-content/uploads/2014/02/baneganewells.jpg

Nasce come cinco, sulla scia di Redondo: può apparire lento, compassato, ma ha una visione di gioco che gli altri non hanno e che non avranno nemmeno con altri due occhi sulla testa, neanche se giocassero due intere carriere ad alti livelli. Tuttavia, questa visione di gioco non basta per sopperire al poco atletismo di Banega: d’altronde si sa, il Tango è un ballo lento, passionale e il Tanguito non è fatto per i ritmi frenetici dei centrocampi europei. Certo, con il Valencia in mediana assieme a Maduro, alternandosi con Ruben Baraja, conquista una Copa del Rey, ma non incanta come ai tempi del Boca, e se a questo si aggiunge un infortunio al piede si capisce benissimo come quel ruolo in mediana non faccia per lui.

Ma come tutti gli eroi delle soap argentine, Banega rinasce in Europa: e se la sua prima vita si può definire discreta, la seconda diventa eccezionale. Tornato dopo una sorta di riabilitazione a casa, al Newell’s, Monchi Rodriguez scommette su di Éver rendendolo il perno del Siviglia dominatore delle ultime due Europa League: dai freddi numeri non si potrà mai capire l’apporto di Banega per la sua squadra, ma è fondamentale. Detta tutti i ritmi di gioco, ritmi che possono apparire blandi in superficie, ma capaci di diventare frenetici e coinvolgenti come solo il miglior tango argentino può essere. Il prodotto di Rosario è il fulcro di tutto il gioco del Siviglia: il modulo della squadra si plasma attorno a lui variando in base alla fase della gara, dal 4-2-3-1 iniziale diventa un 4-2-1-3 (per chi ama i numeri) in cui lui ispira l’attaccante centrale e le ali al suo fianco in fase offensiva, ma diventa un 4-4-1-1 con lui sempre a ridosso del centravanti, pronto a dare il là alla manovra offensiva.

https://i1.wp.com/cdn.corrieredellosport.it/images/2016/03/06/154247002-0474b0a0-430c-495a-adc5-9220f02c7812.jpg

Ma sarebbe meglio non usare i numeri con lui: è istintivo, Banega e se la squadra capisce le sue potenzialità e il suo intelletto calcistico superiore non avrà problemi ad adattarsi all’idea che il modulo non può che essere uno solo: Banega e altri dieci sempre pronti a ricevere la sua illuminazione. Per delucidazioni chiedere a Gameiro che l’anno scorso ha ricevuto migliaia di passaggi illuminanti dell’argentino che lo hanno messo sempre in condizione di trovare la porta, o a Coke e Vitolo che hanno reso al massimo sfruttando le aperture immaginifiche del rosarino.

Banega non può essere un lusso, una persona nata a Rosario non può essere qualcosa di superfluo, non lo è per natura: deve essere centrale, il fulcro di tutto quello che si muove attorno a loro e così Emery ha plasmato il suo Siviglia rendendolo grande. Banega e altri dieci in grado di muoversi all’unisono cercando di farsi trovare pronti per quando il Tanguito deciderà di inventare: magari non farà l’assist decisivo, non farà sicuramente tanti gol, di certo non tira tanto verso la porta, ma meno tira, più la squadra ne beneficia perché a Banega non interessa finire sul tabellino della partita, non interessa la gloria personale, interessa rivoluzionare tutto quello che sta attorno a lui e lo fa a ritmo di tango. Un ritmo blando, ma che quando si accende è in grado di conquistare tutti e di avvolgerli.

UN LENTO A MILANO

L’approccio con il mondo Inter non è dei più semplici. Due allenatori nel giro di qualche settimana e un inizio di campionato ai limiti della tragedia sportiva. La luce sembra accendersi nella partita delle partite, alla terza giornata di campionato: contro la Juventus, il Tanguito dà sfoggio di tutte le sue capacità. Dispensa giocate illuminanti, apre il campo e innesca i razzi dell’Inter per annientare la difesa bianconera, banchettando a piacimento nella trequarti avversaria (24 passaggi completati su 30, miglior dato dei 22 in campo). 

La sua miglior prestazione con la maglia nerazzurra è infarcita anche da un pressing asfissiante su Pjanic, che annullano il bosniaco e consegnando – grazie al tandem con Joao Mario – il predominio del centrocampo alla squadra di De Boer. L’Inter vince una partita pazzesca e Banega esce a causa di un’espulsione per doppia ammonizione ma nonostante tutto si prende l’ovazione degli ottantamila di San Siro, cosa che non succedeva da tantissimo tempo.

https://i1.wp.com/www.calcionews24.com/wp-content/uploads/2016/08/banega-inter-agosto-2016.jpg

Sembra l’inizio dell’idillio, ma l’illusione svanisce presto. Banega e il suo piede che richiama i sapori dell’estate vengono spesso sacrificati da De Boer a causa della sua organizzazione militare lungo il campo e – con la redenzione di Brozovic – l’argentino inizia a vedere il campo con il binocolo. In questo caso, Banega paga la difficoltà di collocazione tattica: già a inizio stagione si poneva il rebus riguardo al suo ruolo, ma si era giunti che in una squadra organizzata, il Tanquito avrebbe dovuto fare quello che gli riesce meglio: essere l’enzima che potenzia e accelera la reazione, aumentando i giri del motore e dando una nuova veste – elegante e raffinata – ad una squadra tutta corsa e forza fisica.

Così non è stato, soprattutto perché l’Inter si è dimostrata agli antipodi di quella che si può definire una squadra organizzata. Poi, con l’avvicendarsi di Pioli a De Boer, l’enigma Banega si è riproposto. Dove lo si fa giocare?

All’esordio, Pioli gli preferisce Kondogbia e lo lascia per tutti i 90′ del derby in panchina. Viene rispolverato in occasione della tragicomica partita contro il Beer Sheva, dove nel primo tempo incanta e nella ripresa si addormenta con tutta la squadra che regala ai poveri tifosi nerazzurri una delle prestazioni più indecenti della recente storia interista.

https://i2.wp.com/www.interlive.it/wp-content/uploads/2016/10/612052562-e1475445161746.jpg

Contro la Fiorentina, tuttavia, la squadra Pazza per eccellenza si ridesta e gioca con addosso il fuoco sacro, almeno per un tempo. Dove Banega è assoluto protagonista: gioca a tutto campo e riesce a trovare varchi impensabili per un semplice giocatore di calcio. Fa passare la palla dai piedi di tutti e regala vere e proprie emozioni con le sue aperture da una parte all’altra del rettangolo di gioco, tanto che l’Inter segna tre gol e rischia di farne altri due. Poi, alla solita sconcertante maniera, i nerazzurri si addormentano (o finiscono la benzina) e si rischia un altro clamoroso patatrac.

Qual è il segreto di Banega? Com’è possibile far sì che il suo interruttore rimanga sempre acceso e non si inceppi, com’è successo nelle più scabrose partite di questa stagione? Se è vero che le risposte che cerchi per il nostro futuro, sono da cercare nel proprio passato, allora basta riavvolgere il nastro e tornare al primo intermezzo per capire come Banega può diventare una carta vincente. Ma il discorso generale è sempre lo stesso: finché l’Inter non incomincerà a comportarsi da squadra, potremmo inserire anche Cristiano Ronaldo, Messi e Lewandowski ma il risultato non cambierà: un’accozzaglia di buoni giocatori si trasforma in una squadra mediocre. E, purtroppo, non c’è artista che tenga.

0 commenti su “Un tango a metà

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...