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Suicide Squad: You Can’t Always Get What You Want

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Suicide Squad, film del 2016, scritto e diretto da David Ayer (End of Watch, Fury), poteva e voleva essere una forma di riscatto, un notevole balzo in avanti per la produzione cinematografica della DC e invece, con amarezza e rabbia, va detto che si è rilevato una grande delusione.

Nonostante il successo dal punto di vista economico (grazie ad un’ottima campagna marketing), questo film è la riprova di come un grande risultato al botteghino molto spesso non è indice di qualità.
Ed è infatti parlando di qualità che Suicide Squad capitola.

Per quanto riguarda effetti speciali e costumi, questi sono di primo ordine, c’è poco da dire, fanno bene il loro dovere ma, se si ha disposizione una grande produzione cinematografica, alcuni inutili virtuosismi registici, con tutto il lavoro artistico e tecnico che c’è dietro, non dovrebbero far parte della versione definitiva del film. Per capirci meglio, senza rilevare nulla di particolare, l’esempio perfetto lo si trova all’interno di una scena in cui un personaggio lancia una pistola ad un altro, quest’ultimo, dopo averla afferrata, spara all’istante ad un oggetto in volo. Fin qui tutto abbastanza bene, se non fosse che questa scena viene mostrata con un inutile effetto ralenti che non ne aumenta minimamente la tensione e finisce anzi per dare vita ad un momento privo di ogni enfasi che invece doveva esplodere tutta nel cogliere l’attimo, il momento in tutto il suo virtuosismo.

A discapito del cast contente alcuni nomi di prima fascia (Will Smith, Margot Robbie e Jared Leto) la struttura dei personaggi non regge.
In un racconto in cui i protagonisti dovrebbero essere anime dannate, individui della peggior feccia criminale, dinanzi ad essi lo spettatore non prova alcun senso di disagio, di anarchia, di inadeguatezza e paura, perché i personaggi non hanno caratteri da veri squilibrati, freddi assassini e cannibali; al posto di risultare atipici, risultano stereotipati e arrivano ad essere troppo simili ad un bullo che è violento per necessità ma, sotto sotto, nel momento di unione, si rivela essere un vero pezzo di pane.
A salvarsi da questa “fiera dell’usato” c’è la sola Harley Quinn interpretata da una Margot Robbie decisamente in forma e ben calata nella parte.
Gli altri membri della squadra hanno delle linee di dialogo che troppo spesso rasentano il ridicolo muovendosi tra inutili machismi e forzati sentimentalismi.

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Il colpo finale, quello del k.o. definitivo, arriva con la trama. Sfugge completamente il punto centrale, il movente, la risposta alla domanda “È davvero necessaria una Suicide Squad per la missione che devono affrontare?” La risposta è assolutamente no.

Il film sbaglia totalmente, la storia non racconta mai davvero di una squadra di elementi altamente sacrificabili, folli e cupi, voluta da un’organizzazione per insabbiare ed eliminare obiettivi black ops, obiettivi veramente scomodi che devono rimanere nell’ombra.

Infatti lo spettatore trova un nemico talmente teatrale e ad alto profilo che qualunque supereroe ne capterebbe la presenza e interverrebbe, sembra di avere davanti Gozer, il mostro semidivino di Ghostbusters, circondato da fulmini e da un cielo in tempesta, in modalità intervento cosmico.

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Altro che missioni di basso profilo, in questo non c’è nulla di realmente top secret e ancora meno da squadra suicidio.

Amedeo Daniele

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