Articoli

Perché guardare un road movie oggi?

burnburnburn

Con la sua videocamera, Dan mostra l’andamento di una tipica festa tra ragazzi: gente che beve, gente che balla, gente che chiacchiera, gente che flirta. Dan è un ragazzo dall’aria un po’ fumata, vivace, mattacchione, molesto ma simpatico. Parla con tutti, fa scherzi osceni e si diverte alla grande.
Una foto fatta durante la festa si trova sopra un tavolo con delle cibarie e dei fiori. Ritrae Dan insieme alle sue due migliori amiche, Alex e Seph. Dalla festa si è passati al ricevimento per un funerale. Quello di Dan.
Dan è morto poco tempo dopo la festa, a causa di una rara malattia. Prima di morire, però, ha realizzato alcuni video in cui si rivolge ad Alex e Seph per chiedere loro di esaudire il suo ultimo desiderio: prendere le sue ceneri, partire con la macchina e disperderle in quattro punti diversi del Regno Unito.
Questo l’inizio di Burn Burn Burn di Chanya Button, film britannico del 2015, visibile anche in Italia grazie alla piattaforma di streaming Netflix. Sebbene la visione sia caldamente consigliata trattandosi di un film pregevole, in quest’articolo Burn Burn Burn in realtà è il punto di partenza per riflettere sul genere cinematografico a cui appartiene: il road movie.
Partiamo dalle basi: cos’è un road movie?
In parole povere è una tipologia di film i cui protagonisti – solitamente più d’uno ma esistono le eccezioni – partono da un punto A per andare in un punto B per il motivo X, a bordo di macchine, motociclette o altri mezzi di trasporto. La strada che si proietta subito nella mente di molti è quella americana, in particolare la Route 66, che percorre paesaggi vastissimi e sembra infinitamente estendersi, ma, come dimostrato da Burn Burn Burn, sullo schermo si sono viste le strade di altre nazioni. Vanno evidenziati anche esempi nostrani, come Tre uomini e una gamba (1997) di e con Aldo, Giovanni e Giacomo, e Basilicata coast to coast (2010) di Rocco Papaleo.
Se fin qui tutto risulta abbastanza semplice ed intuitivo, meno evidente è l’elemento che forse più di tutti caratterizza il road movie: il confronto.
Nello specifico, sono riscontrabili tre tipi di confronto, per ognuno dei quali è possibile associare, per facilità d’analisi, un film-emblema:

  • Confronto con l’esterno – Into the Wild (2007), di Sean Penn

into-the-wild-7 (1).png

Christopher McCandless, dopo aver conseguito la laurea in una delle migliori università degli Stati Uniti, decide di abbandonare famiglia, soldi, addirittura il suo stesso nome, per intraprendere un lungo viaggio verso l’Alaska che lo porterà ad inoltrarsi nella natura selvaggia. Into the wild è il film che più di tutti esalta l’ambientazione al punto da renderla un personaggio a tutti gli effetti. È un personaggio dalle sfaccettature complesse, con cui il protagonista si trova continuamente a confrontarsi, contro cui deve costantemente combattere per sopravvivere e del quale allo stesso tempo non può fare a meno. Senza la natura non potrebbe del resto esperire quella vita che dentro di sé ha sempre sentito di dover vivere: una vita che non fosse quella ordinaria e standardizzata della società dove è nato e cresciuto, semmai una più totalizzante, pura, appagante, vicina alla terra, intima e universale insieme. Tutto ciò che di più importante scopre durante il suo viaggio, fino alle ultime e più profonde verità, lo scopre proprio con il confronto con tutto ciò che è (apparentemente) al di fuori di lui: il mondo esterno, la natura, l’universo stesso;

  • Confronto con l’altro – Thelma and Louise (1991), di Ridley Scott

screenshott_4

Quello che doveva essere un semplice weekend di villeggiatura per Thelma e Louise si trasforma nell’avventura più importante della loro vita. In Thelma and Louise emerge in maniera più preponderante il confronto con un esterno che non è dato tanto dai luoghi naturali quanto dalla società in cui le protagoniste si trovano. Thelma è una donna ingenua che viene maltrattata dal marito noncurante, prepotente e dispotico, mentre Louise nasconde dentro di sé un segreto di cui lo spettatore intuisce solo lo scenario – il Texas – e chi è coinvolto: un uomo. Per tutto il film il polo femminile e il polo maschile si trovano in costante conflitto: sebbene le donne si siano conquistate molti diritti, purtroppo devono ancora avere a che fare con uomini che le considerano più come oggetti che come persone. Dal confronto/scontro con alcuni di questi uomini, Thelma e Louise riceveranno però delle lezioni che le porteranno a maturare fino a rendersi del tutto indipendenti;

  • Confronto con se stessi – Burn Burn Burn (2015), di Chanya Button

mv5bodk5mdg5njk5n15bml5banbnxkftztgwnzgymtuymdi-_v1_ux477_cr00477268_al_

Ale e Seph, inizialmente riluttanti a partire, decidono infine di rispettare le ultime volontà dell’amico defunto. Per ogni tappa del viaggio Dan ha lasciato un video in cui spiega il motivo della scelta di quel posto. Nei video è o in casa o in ospedale, sempre da solo. Mentre parla, il suo animo oscilla tra la paura della morte, l‘acquiescenza dell’inevitabile e la rabbia per il fatto di morire giovane. La consapevolezza di una morte certa e imminente lo ha posto nelle condizioni di doversi confrontare con se stesso. Le parole che Dan lascia alle sue amiche sono forti, sofferte, strazianti, di un impatto che solo il caos emotivo che sta vivendo può generare. Sono parole che avranno effetti devastanti su Ale e Seph, perché metteranno anche loro nella posizione di riflettere su se stesse: si professano le migliori amiche di Dan, lo sono davvero, ma nel profondo sono ragazze ipocrite, egoiste, che anche quando è morta la persona più importante non hanno fatto altro che pensare ai propri problemi. Questo Dan l’aveva capito da tempo e aveva progettato il viaggio anche per loro, per metterle davanti alla realtà. Il confronto più difficile in fondo è proprio quello con se stessi. Si è talmente convinti di sapere tutto del proprio essere da non rendersi conto che si sta solo costruendo un’immagine parziale di sé. Per questo il confronto è necessario.
Tutte queste tipologie di confronto sono insite in ogni road movie, anche se, come si è visto, a volte è più evidente una anziché un’altra, e non si esauriscono nelle evoluzioni dei personaggi e nei canonici 90/120 minuti del film. Anche gli spettatori sono coinvolti in prima persona: anche loro, cominciando il film, iniziano un viaggio verso luoghi sconosciuti; anche loro si ritrovano a conoscere dei personaggi di cui sanno poco o nulla all’inizio e a relazionarcisi col proseguire dei kilometri; anche loro impareranno, in modi più o meno emotivamente forti, qualcosa in più di se stessi e faranno tesoro di questa esperienza. In effetti lo stesso discorso si può fare per qualsiasi tipo di esperienza artistica. Si prenda ad esempio la lettura di un libro: anche in questo caso si sta compiendo un viaggio ideale che inizia dalla prima pagina e termina con l’ultima. Il punto di forza del genere on the road e di tutta la letteratura di viaggio però è che, proprio esplicitandolo, meglio mostra tutta la potenza e l’importanza di uno dei più atavici e formativi topoi della storia dell’uomo: il viaggio.
Vedere un road movie, in un periodo in cui virtualmente è possibile conoscere e raggiungere luoghi  prima al più segnati su una mappa e in cui paradossalmente il confronto costruttivo viene sempre più spesso e violentemente sostituito da una difesa indefessa ed egoistica delle proprie convinzioni, è forse ciò che maggiormente può aiutare ad osservare la realtà sotto altre prospettive, ad apprezzare ciò che è lontano e diverso e ad arricchire se stessi.
Il confronto non è facile. Necessita di mettere in dubbio se stessi e ciò in cui si crede. Spesso fa così male che sembra di bruciare, ma grazie ad esso, come la fenice, si risorge dalle ceneri, sempre gli stessi ma con qualcosa in più.

“Correvano insieme per le strade, assorbendo tutto in quella primitiva maniera che avevano, e che più tardi diventò tanto più triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavano lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che m’interessa, perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno “Ooohhh!”.”

Jack Kerouac – “On the road”

Giuseppe Allegrini

0 commenti su “Perché guardare un road movie oggi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...