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Armature e sabbia

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Collateral Beauty è un film del 2016 (distribuito in Italia il 4 gennaio 2017) diretto da David Frankel (Il diavolo veste Prada, Io & Marley).

A livello estetico l’ambientazione è un piacere per gli occhi, lo spettatore si ritrova davanti allo sguardo una New York con variazioni di toni di colore che accolgono e non respingono, fino ad arrivare a trovare un equilibrio nella parte finale del film, in cui la Grande Mela si veste per il natale con un’atmosfera che circonda la vicenda, senza inizialmente riuscire a penetrarvi e assume lo stesso calore provato nel lasciarsi andare nell’abbraccio di una madre calorosa.
Ma di cosa parla questa pellicola? Una risposta che si può dare a questa domanda è: il peso dei legami tra gli esseri umani.
Peso, comunemente quando si pensa a questa parola, specialmente nella rete sociale tra individui, la prima accezione che viene in mente, è un’accezione negativa (“come è pesante questo!”, “come è pesante quello!”, ecc…) ma la parola peso serve anche ad esprimere quella sensazione che si prova quando si ha un legame con una persona, cioè come si percepisce la presenza (il peso) della connessione che si ha con l’altra persona, che sia qui ora o in un altro posto.
La storia che viene raccontata in Collateral Beauty inizialmente sembra incentrata solo su Howard Inlet (Will Smith) un energico dirigente pubblicitario, amante della vita che, a seguito di un evento devastante, implode su se stesso diventando solitario, quasi muto, cronicamente depresso e tendente al suicidio. Whit Yardsham (Edward Norton), Claire Wilson (Kate Winslet) e Simon Scott (Michael Peña), i più cari amici di Howard nonché suoi colleghi, sono preoccupati sia per la salute mentale di quest’ultimo, in particolare da quando ha iniziato a scrivere lettere al tempo, la morte e l’amore, sia per il futuro dell’agenzia pubblicitaria, il cui cuore pulsante è (o meglio era) Howard e da cui dipendono le loro vite e il loro futuro.

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Whit, Claire e Simon tramite un incontro frutto della necessità, assoldano tre attori universali: Amore (Keira Knightley), Tempo (Jacob Latimore) e Morte (Helen Mirren) i quali dovranno entrare in contatto con Howard e provare a scuoterlo dalle fondamenta, recitando a lui stralci delle lettere a loro scritte da parte sua e provando a ricordargli cosa essi siano e cosa significhino.
Howard è disilluso da tutto ormai, è completamente disarmato ed è senza quelle energie necessarie per provare a non credere a queste tre figure, l’unico sentimento che prova verso di esse, è un odio profondo, al cui interno sono racchiuse rabbia, dolore e paura, sgorganti da una ferita nella sua anima che mai si rimarginerà.

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Dopo questo avvio in cui la storia sembra già segnata, la trama subisce un cambiamento, gli attori Tempo, Morte e Amore non riescono a legare davvero con Howard che continua a respingerli ad ogni loro assalto. Sono invece Simon, Whit e Claire a formare un legame personale rispettivamente con Morte,Amore e Tempo.
Si creano questi rapporti uno ad uno tra questi sei personaggi, ognuno dei tre amici di Howard trova sostegno in una delle tre figure rappresentanti la più grave carenza (Whit e Claire)  o incombenza (Simon) della loro vita.
I problemi di Howard però nonostante i mancati legami, iniziano a vedere la parola ‘conforto’ (non la parola ‘fine’ perché il tipo di dolore di cui lui soffre, non se ne andrà mai del tutto) grazie all’incontro con una persona, a lui straniera per un periodo, che gli parla dell’esistenza della bellezza collaterale, cioè una spinta a rifocalizzarsi sulla vita nonostante i terribili eventi che possono arrivare ad annichilire un essere umano.

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Infine nei confronti di questo film scorrevole, contenente un messaggio genuino, semplicemente umano, una nota negativa c’è. Percepibile o meno, questo dipende dallo spettatore e dalla sua sensibilità. Essa risiede in alcune frasi fatte pronunciate da Morte,Tempo e Amore che hanno il potenziale di risultare stucchevoli perché enunciate con eccessiva teatralità (probabilmente voluta) finendo per distrarre lo spettatore dall’importanza del momento in cui sono inserite.

Amedeo Daniele

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