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La storia di Rosetta, Zattera 2.0

 

“Non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli”.

 Un antico proverbio indiano per un concetto più che mai attuale: l’uomo si preoccupa ancora poco del mondo che lascerà alle generazioni future. Inquinamento dell’aria e dell’acqua, distruzione di diversi ecosistemi, politiche energetiche antiquate e una scarsa cultura del consumo sostenibile e del riciclo: i problemi ambientali abbondano per quantità e varietà.

Piccoli gesti di resilienza e di attivismo, quindi, si rivelano fondamentali per un cambiamento ormai urgentissimo, che vede nell’azione locale e del singolo la chiave per essere compiuto:

“Pensa globalmente, agisci localmente”

Il progetto Rosetta – zattera 2.0  è una dimostrazione virtuosa di tale pensiero. Così, BarNacka ha deciso di scambiare due chiacchere con Salvatore e Serena, le menti che si celano dietro questa bellissima idea.

Entrambi studenti alla Statale di Milano, lui in Valorizzazione Culturale del Territorio e del Paesaggio, lei in Lingue e Letterature Straniere, hanno origini diverse: Serena viene dalla provincia di Avellino, Salvatore, invece, da Locri, cittadina della Calabria ionica. Ed è proprio da qui, dalla Locride, anche detta Costa dei Gelsomini, che parte l’iniziativa Rosetta – zattera 2.0.

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In che cosa consiste il vostro progetto? E da cosa è nata l’idea?

“Zattera 2.0 nasce dall’esigenza di fare luce sui problemi ambientali che affliggono la Locride, tra cui la gestione dei rifiuti e la protezione di fauna e flora del mar Ionio, cercando di sensibilizzare le persone sul tema con un’iniziativa semplice, ma di impatto. Ad agosto, in un giorno ancora da stabilirsi in base alle condizioni meteo che potremmo incontrare, salperemo da Locri con una zattera costituita interamente da bottigliette di plastica di riciclo, percorrendo una rotta di circa 20 km e toccando i paesi di Siderno e Gioiosa Marina, meta finale dell’itinerario.

L’idea è partita qualche mese fa, durante un viaggio di ritorno a Milano, in treno. Colloquiando con un signore del Sud che si lamentava della malagestione dei rifiuti nel Mezzogiorno, abbiamo pensato: perché nessuno si adopera per fare qualcosa di concreto?

Il nome Rosetta, invece, è un omaggio alla madre di Salvatore, sostenitrice del progetto e attiva in prima persona nella raccolta delle bottiglie”.

Come costruirete la zattera?

“Utilizzeremo circa 600 bottigliette di plastica, legate con scotch e poi fissate con una rete metallica. La zattera avrà forma rettangolare, con un’area di 2 metri per 1 metro e mezzo, e sarà dotata di una vela e di un paio di remi, forniti dalla Guardia Costiera locale. Terminato l’evento, l’imbarcazione verrà smantellata e i suoi materiali saranno raccolti in maniera differenziata dai paesi della zona”-

Avete in cantiere progetti paralleli o successivi a questo?

“Sì, Zattera2.0 non vuole ridursi a un singolo evento.

Settimanalmente scriviamo articoli per Green.it, dove parliamo di “Rosetta” e delle tematiche ad essa collegate. Abbiamo anche aderito alla Clean and Run di Gioiosa, una corsa di alcuni km lungo il cui percorso i corridori si fermano a raccogliere la spazzatura che trovano per terra.

In più, a Milano abbiamo condotto un esperimento sociale: un pomeriggio, armati di una bottiglietta di plastica e di una telecamera, siamo andati in Darsena e abbiamo cominciato a lanciare il rifiuto per terra, osservando e riprendendo le reazioni dei passanti. Molti non se ne sono neanche accorti, altri hanno reagito con indifferenza: a fermarsi per raccogliere la bottiglia e, eventualmente, per dirci qualcosa, sono stati davvero in pochi.

Infine, abbiamo l’intenzione di attivarci con progetti all’interno delle scuole: Salvatore già presta servizio civile al Parco Nord di Milano nell’ambito dell’educazione ambientale e il sindaco di Gioiosa Marina ci ha contattati per organizzare altre attività”.

Come vi sostenete economicamente?

“Abbiamo avviato una raccolta fondi tramite crowdfunding, insieme ad una serie di gadget come spille, magliette e cappellini. In più, il sindaco di Siderno ha promesso di aiutarci con una donazione. Al momento siamo ancora molto lontani dall’obbiettivo: qualora non dovessimo raggiungerlo, cercheremo di arrangiarci con quello che abbiamo. In fin dei conti, tra materiale che ci viene prestato per l’occasione (remi e vela) e materiale di riciclo (bottigliette di plastica) i soldi ci serviranno per lo più a comprare la strumentazione utile a documentare la traversata: pensiamo di montare una Go-Pro sull’albero maestro e una sotto la pancia della zattera, per osservare il fondale marino sottostante. Il fatto che ancora non ci siamo costituiti come associazione, tuttavia, ci toglie molte possibilità, in quanto non ci è concesso accedere a fondi istituzionali, regionali, statali od europei che siano.

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In più, abbiamo trovato dei partner in diverse realtà associative attive nel territorio della Locride, come Marevivo (che si occupa di tutela degli habitat marini) e GianlucaCongiustaOnlus, fondata da Mario Congiusta in memoria del figlio Gianluca, morto ammazzato dall’ndrangheta, e impegnata in campagne antimafia: recentemente, hanno collaborato ad organizzare la manifestazione annuale di Libera, per la Giornata della Memoria e del Ricordo, che si è svolta proprio a Locri”.

Voi, personalmente, avete trovato ostacoli di questo tipo? La Locride viene spesso associata alla ’ndrangheta.

No, nessun ostacolo. È anche vero che non facciamo niente di potenzialmente “fastidioso”. Cerchiamo solo di sensibilizzare la gente. La locandina di Rosetta – zattera 2.0, anzi, è stata disegnata proprio da un ergastolano, Emanuele Interlici: arrestato quando era poco più che maggiorenne, ora ha 40 anni, ma ha saputo reinventarsi pittore e scrittore. In più, grazie alla sua buona condotta, è un uomo semi-libero, costretto a passare in carcere solamente la notte. Il disegno che ha fatto per la nostra locandina parla da sè: una mano si protrae verso una tartaruga soffocata da un sacchetto di plastica e immersa in un mare inquinatissimo, con una piccola zattera all’orizzonte, simbolo di speranza. Aumentare il riciclo, pulire il nostro mare e salvaguardarne l’ecosistema, habitat di splendide creature come la tartaruga caretta caretta o il cavalluccio marino, in via di estinzione: è questo il messaggio che vogliamo trasmettere.

Le posizioni ambientaliste vengono ancora viste come politiche, quando invece dovrebbero essere considerate semplicemente come posizioni di civiltà. Le motivazioni economiche spingono le persone a non curarsi dell’ambiente.

Già, la questione ambientale è ancora vista come secondaria, sia tra chi persegue la logica del profitto, sia tra chi, comunque, si occupa di altre emergenze umanitarie. Tra i tanti problemi del nostro tempo, l’ambiente è trattato come l’ultima ruota del carro, quando invece è strettamente correlata a tutte le altre.

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E anche per chi si definisce ecologista, mantenere uno stile di vita coerente con i propri ideali è molto impegnativo, soprattutto dal punto di vista economico: se, da un lato, è il consumatore, tramite la domanda, a dover lanciare un messaggio di sostenibilità forte e chiaro ai produttori, dall’altro è necessario che proprio questi forniscano un aiuto “dall’alto”, per così dire. Il problema arriva da ambo le parti: chi compra ancora non si fida delle iniziative eco-solidali, trovando sicurezza nel grande marchio; le aziende, invece, trattano l’ambiente come una semplice appendice sul costo, senza considerare la complessità del tema.

È una questione di mentalità generale.

A proposito di mentalità delle persone, cosa pensate del Mezzogiorno, di cui entrambi siete originari?

Al Sud c’è ancora un forte legame con le tradizioni alimentari e agricole . E, in parte, questo è un bene, perché spesso coincide con un più generale sentimento di grande rispetto per la propria terra (e per il terreno). Contemporaneamente, però, la mentalità rischia di essere troppo chiusa e non ancora pronta al senso moderno di ecologismo e ambientalismo. Tradizione e innovazione devono andare di pari passo.

E anche l’educazione svolge un ruolo fondamentale.

Quanto è importante, secondo voi, sviluppare una coscienza ambientale fin dalla più tenera età?

Moltissimo. Ma anche qui, lo sforzo deve essere congiunto. Si può fare tanta informazione, si possono proporre programmi educativi all’interno delle scuole, ma se a casa, poi, il genitore non continua sulla stessa linea o, addirittura, rema in direzione contraria, qualsiasi progetto di formazione rivolto ai bambini non serve a nulla. Per questo, bisogna instaurare un dialogo anche con gli adulti.

Rosetta – zattera 2.0 è un’idea semplice. E da sola, non invertirà il flusso degli eventi futuri. Ma sono proprio piccole e simboliche iniziative come questa che, tutte assieme, possono realmente cambiare le cose, dando risposte locali a un problema globale. E se la sua soluzione sembra lontana e irraggiungibile, come un orizzonte, una celebre citazione dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano può venire in soccorso:

“L’utopia è come l’orizzonte: cammino di due passi, si allontana di due passi. Cammino di dieci passi, e si allontana di dieci passi. E allora, a cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo, a camminare.”

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