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Politica, magistratura, giornalisti: è il Paese delle intercettazioni

“Benvenuti nel Paese delle intercettazioni”, si potrebbe leggere sulla porta d’ingresso dell’Italia: dalle Alpi all’Etna, tutto sta iniziando ad avere un senso se portato a galla dalle intercettazioni. Telefoniche, ambientali o telematiche: la vita politica dello stivale è scandita al tempo di “uditori”, più o meno occulti, che dall’altro lato della cornetta ascoltano tutto quello che viene detto. Sia chiaro: nessuno sta mettendo in dubbio le potenzialità delle intercettazioni. Anzi: senza di esse ci sarebbe una bella parte di Italia ancora nascosta sotto al tappeto. Però quando chi ascolta ha poi interesse a far arrivare questo materiale a chi scrive, per compromettere la vita politica di chi prende decisioni… Il corto circuito è presto fatto.

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L’ultimo caso: Matteo e Tiziano Renzi.
Sono le 9.30 di giovedì 2 marzo. Matteo Renzi si trova a Taranto e il caso Consip tiene banco in quelle settimane. Dentro ci è finito anche il padre di Renzi, Tiziano, indagato dalla procura di Roma per il reato di traffico di influenze. Un reato che esiste da poco ma che ha portato il padre dell’ex Premier già in procura per un interrogatorio. Per questo, quella mattina di marzo, Matteo Renzi è preoccupato. Chiama suo padre e al telefono esprime tutta la sua preoccupazione: “E’ vero che hai fatto una cena con Romeo?” (Alfredo Romeo, imprenditore campano arrestato per corruzione, ndr). Non sanno, i due Renzi, che dall’altra parte della cornetta c’è anche un carabiniere che sta registrando la telefonata. Illegittimamente, essendo Tiziano Renzi indagato in un processo che non prevede questa pratica. La trascrizione della conversazione, datata tre mesi fa, in qualche modo pulisce le mani di Matteo Renzi (“Devi dire la verità […] e non farmi aggiungere altro. Devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti”) e riporta in auge il tema delle intercettazioni. Lo stesso ex Premier, commentando la vicenda sul proprio profilo Facebook, le definisce “illegittime, pubblicate violando la legge”, proprio come riporta l’articolo 266 del codice di procedura penale: l’ipotesi di reato che accompagna l’invito a comparire, traffico di influenze, non ammette la possibilità di intercettazioni. Inoltre, le telefonate trascritte sono penalmente irrilevanti: non costituiscono svolte nell’indagine in corso, non inguaiano Renzi o il padre. E’ una – quella riportata nell’intercettazione – accesa discussione fra un politico e il figlio di un politico. Perché, dunque, pubblicarle in prima pagina?

Le intercettazioni in Italia, fra politica e giornalisti.
Le intercettazioni oramai ricoprono un ruolo fondamentale nelle inchieste giudiziarie italiane. Il problema non ci sarebbe se venissero utilizzare solamente a scopo investigativo. Sussiste, invece, quando politica, magistratura e giornalisti si intrecciano. Spesso ne viene fuori un miscuglio esplosivo che può comportare cataclismi. L’intercettazione che descrive la telefonata fra Renzi padre e Renzi figlio viene effettuata per finalità investigative: è la prassi, oramai, nel Paese delle intercettazioni. Martedì la trascrizione viene sbattuta in prima pagina dal Fatto Quotidiano, come anticipazione di un libro. Rimane da capire come l’intercettazione, che dovrebbe essere chiusa nelle stanze segrete di un palazzo di giustizia, sia arrivata nelle mani di un giornalista. Difficile pensare che derivi da un meticoloso lavoro d’inchiesta vista la temporalità dell’evento: solamente tre mesi fa veniva ascoltata. Più probabile credere ad una “fuga di notizie” dall’interno. Perché la politica, quando vuole, sa parlare anche coi muri. Se poi dall’altra parte ci metti un giornalista che farebbe di tutto per una notizia… Gli interessi sono comuni. Manca solamente il personaggio da voler colpire.

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La riforma Orlando.
E’ stata approvata lo scorso 15 marzo la riforma del processo penale voluta dal ministro Orlando. Fra le varie parti, vengono anche modificate le “disposizioni dirette a garantire la riservatezza delle comunicazioni, in particolare dei difensori nei colloqui con l’assistito, e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione”. In particolare, “il pubblico ministero deve assicurare la riservatezza anche degli atti contenenti registrazioni di conversazioni”. Ecco, sembra proprio quest’ultima la parte più sensibile della riforma: un richiamo alla magistratura, spesso bocca dolce per politici e con i giornalisti. Perché farle arrivare ai giornali è un gioco semplice, comprenderne i possibili effetti ancora di più. Diventerà mai grande il Paese delle intercettazioni?

Simone Basilico

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