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From Berlino with love: tutto sulla legge elettorale “alla tedesca”

Forse ci siamo. Per la prima volta dopo il ribaltone del 4 dicembre, l’Italia tornerà presto ad avere le carte in regola per il gioco delle elezioni. L’accelerazione che tutti i grandi partiti – Pd, FI, M5S, LN – hanno compiuto nell’ultima settimana converge verso una legge elettorale simile, ma non uguale, al modello tedesco. Un sistema che potrebbe mandare gli italiani al voto in autunno e che sposterebbe la campagna elettorale in spiaggia. Ma come si è arrivati a questa situazione?

Grillo Renzi Berlusconi

Non si votava nel 2018?
Proviamo a riavvolgere il nastro di alcune settimane. A fine aprile, in una nota del Presidente della Repubblica alle due Camere, Matterella invitava “il Parlamento, sollecitamente, al compimento di due importanti adempimenti istituzionali: la nuova normativa elettorale per il Senato e per la Camera e l’elezione di un giudice della Corte costituzionale”. Un monito importante che ha permesso la calendarizzazione della discussione sulla legge elettorale per fine maggio, in una legislatura terminata – di fatto – il 4 dicembre, con l’esito del referendum. E così è stato. Da quel momento si è tornato a parlare di legge elettorale dopo 5 mesi di empasse. Il Rosatellum, la prima legge elettorale proposta dal Pd, non ha trovato sintonia con altri partiti. La proposta di Renzi di passare al sistema tedesco, invece, ha fatto breccia.

From Berlino with love.
Quella che si profila è una legge elettorale alla tedesca, un sistema proporzionale – con sbarramento al 5% – in cui la distribuzione del voto degli elettori si rispecchia la rappresentanza in Parlamento. La particolarità di questo sistema consiste nelle “battaglie” uninominali nei singoli seggi. In parole povere, il candidato che prende più voti all’interno del proprio collegio viene eletto, anche se il suo partito non risulta, a livello nazionale, al di sopra della soglia di sbarramento. Questo è reso possibile del sistema tedesco che non prevede un numero fisso di parlamentari: il Bundestag attuale, infatti, è composto da 630 eletti. Nel 2009 erano 622. Un sistema proporzionale, dunque, corretto, con soglia di sbarramento al 5% (per evitare piccole rappresentanze e favorire le coalizioni) che porterà la Germania alle urne il prossimo 24 settembre: verosimilmente, sarà Angela Merkel contro Martin Schulz, ex presidente del Parlamento europeo.

Un sistema tedesco all’italiana.
Trasportare questo modelli in Italia significa, anzitutto, sistemare alcuni accorgimenti. Del sistema tedesco, la versione italiana ha l’impianto proporzionale e la soglia al 5%, ed anche i collegi uninominali: ma mentre in Germania questi ultimi sono maggioritari (il candidato più votato è eletto), in quello italiano essi hanno una distribuzione proporzionale. L’Italia (escluso il Trentino Alto Adige in cui proseguirà ad essere usato il Mattarellum) viene divisa in 303 collegi e in 27 circoscrizioni che coincidono con le Regioni, tranne le più popolose divise in più circoscrizioni (2 in Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia, 3 in Lombardia). I partiti presentano dei listini bloccati di 2-4 nomi in ciascuna circoscrizione e un candidato in ciascuno dei 303 collegi uninominali. L’elettore ha un solo voto con cui sceglie il candidato del suo collegio e la lista di partito collegata. Ci sono anche le quote rosa: i listini bloccati devono avere un alternanza di genere.

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Lo scenario.
La tabella qui sopra riportata, proposta da Il Sole 24 Ore il 28 maggio, evidenzia come, qualora la soglia di sbarramento al 5% dovesse essere confermata, sarebbero 4 i partiti ad entrare in Parlamento. I movimenti di Alfano, Area Popolare, e Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, secondo questa proiezione sarebbero fuori dal Parlamento. Per questo, il risultato rimane l’ingovernabilità: neanche con la larga intesa di Partito Democratico e Forza Italia si troverebbe l’accordo su un governo.

Simone Basilico

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