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Elezioni UK, ci siamo: May-Corbin, per una sfida dal risultato (in)certo

Giovedì 8 giugno si terranno nel Regno Unito le elezioni politiche, attraverso le quali i cittadini andranno a rinnovare i 650 componenti della Camera dei Comuni. Saranno elezioni di straordinaria importanza, in un Paese che sta vivendo un periodo a dir poco particolare della propria storia. Dunque si torna al voto, a distanza di poco più di due anni dall’ultima volta, quando nel 2015 il leader dei Conservatori David Cameron venne eletto Primo ministro con il 36.9% dei consensi. Di lì a un anno molte cose sarebbero cambiate. In particolare la sconfitta dello stesso Cameron nel referendum del 23 giugno 2016 sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea, ha portato alle dimissioni del leader dei Conservatori, sostituito da Theresa May, vincitrice delle primarie. Nonostante l’iniziale volontà di portare a termine il proprio mandato – con scadenza nel 2020 -, la May ha successivamente fatto marcia indietro e ad aprile 2017 ha annunciato la propria intenzione di tornare al voto anticipatamente. La proposta è stata accolta favorevolmente dalla Camera, motivo per cui sono state indette nuove elezioni per l’8 giugno. I motivi che hanno spinto il Primo ministro a tornare sui propri passi, sono fondamentalmente quelli legati ad una delle decisioni più importanti che il Regno Unito si sta trovando ad affrontare: l’uscita dall’Unione europea. La May in particolare si è posta l’obiettivo di chiarire le questioni ancora aperte visto che il Partito Liberaldemocratico e il Partito Nazionale Scozzese vogliono fare ostruzionismo e ostacolare il negoziato con l’Ue. Secondo la Premier britannica «l’unica via per garantire stabilità al nostro futuro è indire un’elezione per assicurare il supporto necessario alle decisioni che dovrò prendere». La donna ha dunque lanciato una sfida all’opposizione, dicendo: «ci avete criticati e sfidati in ogni modo, avete provato a metterci i bastoni tra le ruote. Questa è la vostra occasione di dimostrare che la vostra opposizione è seria e concreta e non un rito: votate anche voi per indire le elezioni anticipate». La leader dei Tories confida nella possibilità di ottenere una più forte legittimazione popolare, mentre d’altra parte i Laburisti, capitanati da Jeremy Corbin, proveranno ad insidiare la sua posizione facendo leva su chi, col senno di poi, ha cambiato idea in merito al futuro del Regno Unito e ai suoi rapporti con l’Unione europea.

 

Theresa May
Theresa May, leader dei Conservatori e attuale Primo ministro (repubblica.it)

La grande sfida

Da un lato quindi Theresa May, leader dei Conservatori e dall’altro Jeremy Corbin, segretario dei Laburisti. Questa la grande sfida che si preparano a vivere le elezioni nel Regno Unito. La May arriva all’appuntamento dopo circa un anno dal suo insediamento. Come Cameron, inizialmente si era detta europeista, salvo poi appoggiare e promuovere la campagna di uscita dall’Ue, perché questo era risultato dalla volontà popolare. May ha ottenuto consenso, anche perché è stata l’unica a farsi carico della responsabilità di prendere per mano il Paese durante i negoziati che dovrebbero portare sulla strada indicata dal referendum di giugno. Questo è anche l’argomento principale sul quale ha puntato la campagna elettorale dei Conservatori, i quali secondo i sondaggi partivano – fino a circa un mese fa – con ben 20 punti di vantaggio sugli avversari politici. Una base di partenza che ha permesso alla May di cullare il sogno di una vittoria schiacciante, ma che a causa di una serie di inciampi, si è dovuta per forza di cose ridimensionare. Parliamo ad esempio dell’idea di proporre la “dementia tax”, ovvero chiedere agli anziani che hanno bisogno di cure a casa di vendere la loro casa per pagarle, nel caso in cui non possano fare altrimenti. Oppure del fatto che la May, pur presentandosi come leader forte, non abbia mai voluto partecipare a dibattiti con altri candidati. In questo mese quindi, hanno ripreso quota le possibilità di vedere un confronto più equilibrato alle urne, soprattutto per Jeremy Corbin. Corbin è stato eletto segretario dei Laburisti nel 2015, dopo la sconfitta del suo predecessore Ed Miliband. Considerato inizialmente “troppo di sinistra”, l’uomo ha moderato in parte le sue idee con il passare del tempo, ma nonostante ciò il suo programma resta quello maggiormente a sinistra degli ultimi 20 anni. La campagna elettorale dei Laburisti, al contrario di quella dei Conservatori, è stata condotta con intelligenza. Se i sondaggi davano 20 punti di distacco, in appena un mese si è passati a 7, segno che qualcosa di buono è stato fatto. Da parte loro sono state fatte promesse di sussidi, aiuti, tasse ai ricchi, sostegno ai giovani. Inoltre, dopo gli attentati terroristici di Londra e Manchester i Laburisti sono riusciti a diventare il partito “della polizia”, accusando May dei tagli degli ultimi anni e mettendola sulla difensiva anche su un terreno come quello della sicurezza, storicamente appannaggio dei Conservatori.

 

Jeremy Corbin
Jeremy Corbin, leader dei Laburisti

Gli altri antagonisti

Se May e Corbin sono in lotta per la supremazia, non vanno dimenticati altri partiti che potrebbero ottenere alcuni seggi in Parlamento. Tra questi il partito dei Liberal Democratici, il cui leader è Tim Farron, un europeista convinto. L’uomo ha basato la propria campagna elettorale sulla volontà di smontare la Brexit e far tornare tutto alla normalità. Il partito, stando ai sondaggi, guadagnerà all’incirca il 7% dei consensi. Un altro schieramento da considerare è lo SNP (Scottish National Party). Leader del partito è Nicola Sturgeon, anche lei europeista – sicuramente più di quanto lo sia Jeremy Corbin – che di recente ha spinto per fare richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia, dopo che il voto del 23 giugno 2016 aveva drasticamente portato ad una modifica degli scenari futuri per quanto riguarda i rapporti tra Ue e Regno Unito. Nonostante la Sturgeon non sia tecnicamente candidata al parlamento britannico, essendo membro del parlamento scozzese, ha comunque deciso di fare campagna elettorale come se lo fosse. Il suo partito potrebbe ottenere il 4.5% di voti favorevoli. Ultimo partito degno di nota, più per quanto fatto che per quanto farà, è lo UKIP (UK Independence Party) del leader Paul Nuttall, che tuttavia è effettivamente sparito dopo Brexit. Molti credono che la ragione sia dovuta al fatto che dopo aver vinto la strenua battaglia per arrivare all’uscita dell’Ue, il partito non abbia più motivo di esistere.

 

 

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Quale futuro per il Regno Unito?

Se dovessimo attenerci ai sondaggi, la May vincerà queste elezioni in modo più o meno schiacciante. Tuttavia alcuni casi di storia recenti suggeriscono prudenza, pertanto possiamo ipotizzare diversi scenari che andrebbero a verificarsi a seconda del risultato delle elezioni. Nel caso in cui le previsioni fossero rispettate e la May vincesse in maniera schiacciante, i Conservatori potrebbero aumentare la propria maggioranza e guadagnare fino a 350 parlamentari. In questo caso la Premier ne uscirebbe rafforzata e potrebbe proseguire sulla propria strada con maggior seguito, anche per quanto riguarda i negoziati per Brexit. Nel caso in cui sempre vittoria fosse, ma in maniera più contenuta, la May avrebbe “sprecato” tempo ed energie per un risultato fondamentalmente uguale a quello di partenza. Tutto bene comunque per il partito, che manterrebbe la propria supremazia sui Laburisti di Corbin. Qualora invece Theresa May non riuscisse ad avere la maggioranza, potrebbero aprirsi due strade differenti. Nella prima, nessuno riesce ad ottenere la maggioranza in solitaria, per cui sarebbe necessario un governo di coalizione. Tuttavia stando alle ultime dichiarazioni i Liberal Democratici hanno detto che non si alleeranno con nessuno e i Laburisti potrebbero provare con lo SNP, ma non sarebbe un accordo semplice da trovare. La seconda delle ultime due strade, invece, sarebbe quella del clamoroso ribaltone. I Laburisti vincono le elezioni e ottengono la maggioranza per poter governare. Fantascienza? Per informazioni chiedere a Hilary Clinton.

Marco Sacchi

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