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Così necessari, così giovani

“L’Italia è un posto bello, bello ed inutile. […]Qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via.”

La meglio gioventù (2003) è l’altra pietra miliare apportata da Marco Tullio Giordana al Cinema Italiano: in questa pellicola ritroviamo  Luigi Lo Cascio (già protagonista dei Cento Passi) nei panni del protagonista Nicola Carati (per cui vinse il Nastro d’Argento2004), scopriamo il talento sublime di Jasmine Trinca (Manuale d’Amore di Veronesi, Romanzo Criminale di Placido, il Caimano di Moretti…) e, tra le altre, vi è l’unica apparizione (almeno, l’unica accreditata) di Mario Schiano (celebre sassofonista nostrano, uno dei grandi innovatori del jazz europeo)  in un film che non sia diretto dal già citato Nanni Moretti. È proprio Schiano (nelle vesti del “professorone”) a pronunciare, durante l’esame di Anatomia di Nicola, la frase sopra riportata, lui che per sua stessa ammissione è “uno dei dinosauri da distruggere”.

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Si potrebbe partire da questa citazione per descrivere l’essenza della classe dirigente del Bel Paese. Parlamentari come Giuseppe Pisanu e Giorgio La Malfa (il secondo è ormai più un personaggio “storico” che un deputato attuale, figlio del fondatore del defunto Partito Repubblicano Italiano), entrambi classe 1937 ed entrambi eletti per la prima volta nel ’72 e usciti di scena dalle aule di Montecitorio e Palazzo Madama solo nel 2013, sono il simbolo dell’immobilismo nostrano: 41 anni di Parlamento, forse un po’ troppo.

Eppure qualcosa si muove: dalle elezioni del 2013 si è assistito ad un vero e proprio ricambio generazionale (merito soprattutto dei neo-eletti parlamentari pentastellati): siamo passati (alla Camera) da un’età media di 54 anni (2008) tra i deputati, ad una ben più bassa di 45. Al Senato, se durante l’ultimo governo Berlusconi si avevan mediamente 57 anni, adesso l’età è scesa a 53 (dati: pagellapolitica.it.). Siamo tra i parlamenti mediamente più giovani in UE, secondi solo agli scandinavi (eccetto i finlandesi), le cui assemblee sono tuttavia monocamerali, e ai belgi. BarNacka ha deciso di tastare con mano se questa ventata di novità è destinata a fermarsi ancor prima di nascere, o se l’humus per costruire qualcosa di nuovo è fertile.

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Per far ciò, incontro una giovanissima consigliera comunale di una città della ex-provincia milanese, eletta alle ultime amministrative (2016).

Lei mi racconta di aver sempre respirato in casa un clima di “attenzione” al mondo che ci circonda, di aver sempre avuto coscienza degli avvenimenti, fossero essi nazionali o internazionali. Tuttavia, c’è un momento preciso in cui la consapevolezza si è trasformata in attivismo: 18 ottobre 2014, a Milano (P.zza Duomo) è in corso la manifestazione “Stop Invasione” indetta dalla Lega Nord di Matteo Salvini, con la compartecipazione del movimento neo-fascista “CasaPound”. 

Lei, che sta rientrando in quel momento dall’Università, vi si imbatte e ne rimane shoccata, arrabbiata, tanto da prendere un cartellone, scriverci il suo dissenso e mostrarlo ai manifestanti (con conseguente caterva di insulti). Tornata a casa, decide che deve per forza fare qualcosa per contribuire a fermare questa deriva d’odio in cui è incappata.

Si iscrive al nascente circolo dei “Giovani Democratici” della sua città, il cui fondatore (e primo Segretario) è un suo caro amico. Tuttavia, dopo qualche tempo, egli parte in erasmus e le lascia la presidenza ad interim, con la promessa di restituirla una volta tornato. Ma, di ritorno, vista una serie di presupposti, Si fa una votazione, e il 17 febbraio 2016 ella diventa ufficialmente Segretaria del circolo cittadino dei G.D.

Da Segretaria, ha la responsabilità di preparare il gruppo alle amministrative del giugno 2016: inizialmente è restia a candidarsi. Come ogni ventenne, ha anche lei dei sogni e delle ambizioni ed ha giustamente paura che un incarico di così alta responsabilità possa, in qualche modo, ostacolarla. Si convince però dell’opportunità ed insieme a due suoi compagni dei G.D. decide di candidarsi.

Per prima cosa, c’è da preparare la campagna elettorale. In città, dopo il primo turno, si contrappongono le coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra. I candidati G.D., sfruttando il sistema elettorale locale (due preferenze di sesso opposto al consiglio), decidono di fare campagna assieme: l’obbiettivo è riuscire ad ottenere almeno due seggi all’assemblea comunale. La propaganda è serratissima da ambo le fazioni e i G.D. non sono da meno: volantinaggio in piazza, volantinaggio porta a porta, biciclettate, web letteralmente intasato, banchetti e una costante presenza su tutto il territorio.

La ricompensa dei loro sforzi è l’elezioni di tutti e tre: la nostra riceve più di 350 voti, la terza più votata nella sua città. A quasi sei mesi, a suo dire non l’è ancora chiaro del tutto questo grande successo: sa solo di averci messo tutto l’impegno possibile nelle settimane precedenti di campagna elettorale.

Dopo l’elezione, le viene affidata la neonata commissione antimafia del comune. Benché priva di poteri esecutivi (le commissioni locali hanno ruoli diversi da quelle parlamentari), si sta spendendo molto per la promozione e la diffusione di un forte senso civico, nonché per la sensibilizzazione della comunità su questo tema. Per esempio, nel novembre scorso, in collaborazione con l’Associazione Libera (una delle più note, a livello nazionale, con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia), hanno organizzato la riqualifica di un bene immobile (un campo) confiscato alla mafia: il valore simbolico degli immobili confiscati è molto alto, poiché essi rappresentano in modo concreto il potere che il boss può esercitare sul territorio che lo circonda, e sono spesso i luoghi prescelti per gli incontri tra le diverse famiglie mafiose. L’obbiettivo è quello di renderlo un bene a disposizione della comunità (seconde le indicazioni di quest’ultima) e soprattutto una testimonianza di lotta alla malavita organizzata!

È a livello burocratico, tuttavia, che ha i maggiori problemi. Benché lei stessa ammetta che deve ancora imparare ad interfacciarsi con il sistema e che i dipendenti comunali lavorino davvero bene, il farraginoso apparato burocratico la rallenta notevolmente, tra permessi, deleghe e documenti in generale, in quelli che sono tutti i suoi progetti e le sue idee.
Mi dice tuttavia che, all’interno del Comune, ciò che le da maggiormente fastidio non è la  lentezza dei processi, bensì (non sempre, sia chiaro) la supponenza “paternalistica” che alcuni tra i suoi colleghi hanno nei confronti suoi e dei suoi coetanei; le capita, a volte, di percepire che sia dia più peso al suo essere inevitabilmente “inesperta” piuttosto che al suo essere energica e piena di iniziativa. Inoltre, essendo donna, non mi nasconde di aver visto sminuito, in alcuni casi, il suo lavoro in un abbastanza volgare “eh, ma con quel visino siamo tutti bravi a vincere”. A onor del vero va detto che lei, alla seconda volta che se l’è sentito dire, ha subito messo in chiaro come, di lì in avanti, non avrebbe più tollerato alcun tipo di (più o meno velata) mortificazione (soprattutto sessista) al proprio operato.

Al contrario di quello che si può pensare giunti qui, questa giovane consigliera comunale non ha un’ambizione prettamente politica: non le interessa diventare una politicante (o politica di professione); preferirebbe invece concludere il suo ciclo di studi in Relazioni Internazionali, specializzarsi nel suo campo e dare il proprio contributo attraverso la propria professione. Mi confessa che, fino a poco tempo fa, era certa che avrebbe seguito il consiglio del “professorone” Schiano, se ne sarebbe andata via da questo posto fermo al Pleistocene e avrebbe provato a realizzarsi altrove. Eppure, dati gli ultimi avvenimenti, credo proprio che voglia almeno provare a “distruggere” i nostri dinosauri.

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