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Wanna be Evergreen

Il cinema è alimentato da due motori: quello creativo e quello economico. Nessuno dei due è un sistema ausiliario, entrambi forniscono l’energia necessaria anché la grande macchina possa continuare a muoversi. La convivenza tra le due motrici è presente fin dalle origini della storia del cinema inteso come cosciente di se stesso e col tempo questo rapporto ha subito dei cambiamenti; la parola subire non è da intendere con una connotazione negativa, anzi: senza cambiamento, o meglio senza adattamento, la Settima Arte non può durare nel tempo. Ed è nei riguardi della capacità di adattamento che il cinema contemporaneo è in una posizione di riassestamento. Per quanto concerne il motore creativo il cinema, in primis quello hollywoodiano, sta vivendo una fase in cui, a fianco di nuovi progetti, vi è una cospicua produzione di reboot (prendere un film, ricrearlo con nuovi personaggi e riscrivere parzialmente o totalmente gli eventi avvenuti nella versione precedente, come ad esempio è stato fatto con il nuovo Ghostbusters tutto al femminile ), remake (ad esempio il recente adattamento dell’anime Ghost in the Shell e il rifacimento di It in uscita nelle sale a settembre 2017) e nuovi capitoli o spin-o di importanti saghe cinematografiche (Mad Max: Fury Road, Jurassic World, Episodio VII – Il risveglio della forza, Rogue One, Animali Fantastici e dove trovarli, Blade Runner 2049, Alien: Covenant ).

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Queste tendenze, sempre volte a riproporre o rilanciare i film blockbuster con l’obiettivo di ottenere un grande richiamo di pubblico nelle sale cinematografiche ed ottenere un elevato guadagno, ad un primo impatto spaccano il pubblico in più fazioni, andando dal giubilo totale per la felicità di poter vivere una nuova storia in quei mondi tanto amati, fino ad arrivare alla sommossa popolare per aver osato toccare e riprendere ciò che è considerato perfetto e concluso. È vera l’aermazione che definisce un grande incasso come un’iniezione vitale di nuovo carburante pronto per alimentare entrambi i motori della macchina-cinema. Certo è anche il fatto che uno smisurato introito al botteghino può spingere le case di produzione a continuare un filone narrativo con nuovi episodi di scarsa qualità artistica ma di grande impatto e successo al botteghino (ad esempio lo sviluppo della saga di Fast and Furious e il già citato Jurassic World, il quale occupa la quarta posizione nella classifica dei film campioni di incassi globali con un risultato al botteghino di $ 1,670,400,637). Il guadagno a dispetto della qualità, è necessariamente un male? La risposta è più no che sì, nonostante sia importante non dimenticare che la qualità dovrebbe essere sempre la prima musa e madre di ogni arte, ma solo chi vuole vivere in un mondo illusorio reputa l’aspetto economico come secondario, poiché il cinema è qualità ma è sempre stato e sarà sempre anche business.

La settima arte non si limita solo a produrre i film, ma si occupa anche del processo di distribuzione e visione di essi. La vera rivoluzione sta avvenendo proprio nell’ambito della fruizione dei film da parte del pubblico. Se da una parte abbiamo le sale cinematografiche, luogo ancora magico in cui il cinema brilla della sua luce più maestosa, in cui ci si muove verso il rinnovamento tecnologico tramite Ultimate Screen con tecnologia RealD, sistemi audio Dolby atmos, la ormai diusa digitalizzazione dei proiettori ed un uso del 3D delle volte superfluo ma se ben usato, di grande impatto e fascino; dall’altra parte è nell’ambito dell’home entertainment che le cose si fanno molto interessanti ed inarrestabili. Il metodo di visione di film più diuso nelle case degli spettatori nel 2016 è lo streaming, il quale per la prima volta ha battuto il numero di vendite di dvd e Blu-ray. Quando si pensa allo streaming, la parola che ormai viene in mente ai più arrivati è Netflix, icona della visione(e ora anche download temporaneo sui dispositivi) via internet di prodotti audio-visivi quali film, documentari, serie tv e stand up comedy.

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Netflix vuole entrare nel cinema, e come dimostrazione di forza, alla fine di febbraio 2017, ha acquistato per una cifra di circa 100 milioni di dollari, i diritti di The Irishman, futuro film di nientemeno che Martin Scorsese, in uscita nel 2018. E se già basterebbe il solo Scorsese per far capire l’importanza di questo futuro lungometraggio marchiato Netflix, ad aggiungervi ancora più valore e peso nell’equilibrio dell’economia Netflix vs Studios hollywoodiani, c’è il cast: infatti esso sarà composto da Al Pacino, Robert De Niro e Joe Pesci, tre pesi massimi, tre leggende della storia del cinema che assieme all’altrettanto leggendario Scorsese daranno una spinta supersonica all’entrata della piattaforma di streaming nel cinema con la C maiuscola.

Ma le novità non sono finite qua: un’altra rivoluzione che Netflix vuole portare avanti è la riduzione praticamente a zero dello scarto temporale tra l’uscita dei film in sala e la loro fruizione nell’home entertainment via streaming. Non è ancora dato sapere in quali esatte forme tutto ciò si evolverà, ma quello ad essere sicuro è che il prossimo futuro sarà un periodo ricco di innovazioni, nuove sperimentazioni ed un aumento della competizione che fornirà nuove possibilità produttive e nuove opere visive per tutti gli spettatori.

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Infine vale la pena riportare i fatti riguardanti un terribile scampato pericolo, per ora. Quando nel 2016 l’AMC Theatres, una catena di sale cinematografiche statunitensi con 400 cinema e 5000 schermi, ha accennato all’idea di costruire degli auditorium dedicati in cui fosse consentito l’uso degli smartphone durante la proiezione dei film; fortunatamente questa pratica è stata fortemente critica e l’AMC si è vista obbligata a fare marcia in dietro difronte a questo deciso parere del pubblico: “Il cliente ha sempre ragione”, sta volta sì e menomale. La notizia più confortante è quella che i maggiori oppositori a questa idea sono stati i cosiddetti Millennials (come chi vi scrive, classe 1993), nati tra gli anni ’80 e i primi 2000; questo è un forte segnale poichè anche i giovani non sono ancora disposti a violare la sacralità di quel tempio che è la sala cinematografica, luogo in cui le luci proiettate sui nostri volti dai piccoli schermi, ormai compagni di vita, vengono sostituite dalla luce dei proiettori riflessa sullo schermo, strumenti della creatività pronti a catapultarci in un’altra dimensione, a spingerci oltre il velo del quotidiano per immergerci nel meraviglioso universo dei film.

Amedeo Daniele

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