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I’m Back

Chi è davvero l’Uomo Ragno? Sei tu? Potrei essere io? La magia di uno dei supereroi più amati dell’universo Marvel sta tutto in questa semplice e banalissima domanda.

Stan Lee ha ideato questo personaggio con il chiaro intento di collocarsi in un mondo in piena trasformazione, dove gli adolescenti non cercavano più punti di riferimento, ma punti di sfogo e di creatività. L’idea geniale è stata prendere uno qualsiasi di quei ragazzi un po’ sfigati, nerd e imbranati e farlo diventare l’eroe più figo del Queens. E, perché no, di tutta New York.

Confesso subito il mio spassionato amore per Spider-Man, un personaggio in cui rivedo molto (come tutti, del resto) non solo certe mie passioni, ma un modo di fare che ha contraddistinto i miei anni del liceo e continua ancora adesso. L’amichevole Spider-Man di quartiere cavalca la rivincita dei nerd e, grazie al suo ingresso nel Marvel Cinematic Universe, si afferma nuovamente come uno dei punti di forza del franchise.

Con Homecoming, il regista John Watts ricalca attorno alla figura di Peter Parker l’ambientazione perfetta, tant’è che molti hanno definito il secondo reboot dell’uomo ragno come un teen-movie con un super cattivo. Sono numeri i riferimenti a The Breakfast Club, ad esempio. E, senza stare ad analizzare pedissequamente tutte le sottotrame di cui il film è infarcito, è sbalorditivo pensare come dopo poche battute del film, il Bimbo Ragno è già entrato nei cuori di tutti: di solito il mettersi la maschera rappresenta una rivincita, in quanto chi indossa il costume da supereroe sembra quasi dimenticarsi chi è davvero per proiettarsi nell’immagine di superuomo che fa gli occhi dolci alla filosofia di Nietzsche, ma che forse ad un ragazzo del Duemila dice poco o niente.

Holland ci restituisce un eroe impaurito e scherzoso, che vuole prendersi sul serio ma finisce con l’incespicare durante gli inseguimenti o, ancora, con l’essere ridicolizzato da Donald Glover (il rapper di Atlanta che si è riciclato da cattivo di quartiere in Homecoming) nonostante Spidey stia sfruttando l’opzione del suo costume che lo fa sembrare più minaccioso durante un interrogatorio.

Ecco quindi che Peter, quando indossa la super tuta hi-tech di Spidey, rimane il solito combina guai che sta ancora prendendo le misure non con il concetto di responsabilità, che maneggia piuttosto bene, ma con il senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

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UNA NUOVA SFACCETTATURA

di Amedeo Daniele

L’Uomo Ragno, icona pop creata da Stan Lee e Steve Ditko nel 1962, oltre al fumetto, suo terreno d’origine, nel tempo è stato reso protagonista di molteplici trasposizioni mass mediatiche.

E se nella pellicola di Watts il concetto di homecoming, di ritorno a casa, è protagonista principale per quanto riguarda l’atmosfera del film e punta a stimolare nostalgicamente lo spettatore, un altro termine da associare doverosamente a questa pellicola è quello di home run. Il successo ottenuto fin dal primo giorno di proiezione lo sta lanciando ai vertici, tanto da ambire ad essere, per ora, la migliore trasposizione cinematografica dell’amichevole Spider-Man di quartiere.

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I fattori che convincono sono diversi, aderiscono perfettamente ad un ideale Peter Parker alle sue origini. Egli è caratterizzato da freschezza, voglia di fare, ribellione, indipendenza ma al tempo stesso ricerca di attenzioni da parte degli adulti; tutti elementi caratteristici di un adolescente pieno di energie, impaziente di ritagliarsi il suo spazio nel mondo, di capire chi è e cosa farsene di poteri e responsabilità. Colui che fa da collante a tutti questi elementi, dando loro una meravigliosa interpretazione è Tom Holland, attore britannico classe 1996. Holland/Parker è un binomio che convince fin da subito, destinato ad entrare in una top 3 con Downey Jr/Stark e Reynolds/Wilson (Deadpool).

Il tono dominante della pellicola non può quindi altro che essere caratterizzato da leggerezza, azione e risate tuttavia senza mai dimenticare il peso delle responsabilità, un fardello che ben presto Peter dovrà imparare a vedere prima ancora che a trasportare.

Spider-Man: Homecoming
quindi è il capitolo zero, l’atto primo del nuovo ciclo dedicato all’Arrampicamuri, un ciclo che ci si augura sia quello definitivo, già destinato ad incrociarsi con altri filoni dell’universo cinematografico tessuto dall’amata Casa delle Idee.

SPIDEY E IL FUTURO

Saltando per un attimo direttamente alle conclusioni, lo Spider-Man di Tom Holland è di gran lunga il mio preferito della saga semplicemente perché è il più autentico. In un mondo dove tutti si prendono sul serio e concepiscono la loro missione come l’unica cosa che conta, è spassosissimo sentire Ned, il migliore amico di Peter, chiedergli dopo aver scoperto il suo segreto: “Ma tu deponi le uova?”, subissandolo di domande ai limiti del ridicolo, che calzano a pennello con la nuova versione di Spider-Man.

Inoltre, Ame ha detto una cosa molto saggia: questo Homecoming rappresenta il primo atto di un nuovo inizio, ma non solo per Spider-Man. I Marvel Studios stanno infatti affrontando la loro prima, grande transizione: con Infinity War, il ciclo dei primi Vendicatori sta per concludersi, non fosse altro che i contratti dei vari Downey JR. e Chris Evans stanno per scadere. È in atto un rinnovamento e, soprattutto, un passaggio di testimone. Nel primo trailer del nuovo film sugli Avengers reso (quasi) pubblico dalla Marvel in occasione del CineComic di San Diego, si vede Spider-Man combattere con l’armatura che Tony Stark voleva fosse sua già alla fine di Homecoming.

Non sappiamo ancora cosa succederà, ma l’idea che l’universo Marvel si strutturi (e magari crei un legame tra le serie tv e il cinema) di pari passo con la crescita di uno dei suoi eroi più famosi e conosciuti in tutto il mondo è incredibilmente stimolante e coinvolgente. Perché chi guarda il film non solo può guardare come si evolve la vita di un supereroe, ma anche come si sente un ragazzo di vent’an, ehm sedici, ad avere tutto il peso del mondo sulle spalle.

Marco Lo Prato – Amedeo Daniele

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Info BarNacka

La redazione di BarNacka è composta da chi è sempre a caccia di storie da raccontare. Come chi millanta d'essere artista, sogniamo tanto e scriviamo molto. Alla prova della verità, fino al momento, l'abbiamo sempre scampata.

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